I cinquant’anni di Giovanni Teberino tra “Misteri e Tradizioni”

Con silenzio e umiltà valorizza la città di Campobasso e il suo patrimonio culturale

CAMPOBASSO

FRANCESCA MUCCIO

“La vita inizia ora!”. Con queste parole, il Custode degli Angeli, Giovanni Teberino, taglia il traguardo delle cinquanta candeline. Perché «cinquanta è solo un numero quando si è giovani dentro». Giovedì un momento di incontro, con gli amici ed i membri dell’associazione “Misteri e Tradizioni”, in via Trento, ed all’insegna dei ricordi.
Con un lungo video fotografico, memoria individuale e collettiva, si è ricostruito un pezzetto di “storia”. Dall’anno prima della nascita di Giovanni, difatti, la famiglia Teberino ebbe l’incarico di organizzare la sfilata e prendersi cura degli ingegni. Le immagini che si sono susseguite hanno rievocato l’uscita dei Misteri ad Assisi, in Vaticano, ma anche in città, insieme alla fiaccola olimpica. Degli anni Settanta, invece, la prima comparsa di Giovanni sul San Leonardo, in qualità di piccolo carcerato. Fino ad addivenire al periodo più recente, con il 300esimo anniversario della nascita di di Zinno e la sfilata serale. Ma anche con la discesa di Giovanni dal Sant’Isidoro, ove tutti sicuramente lo ricordiamo. Foto che hanno parlato di lavoro, vita e passione; di cuore, abnegazione ed impegno per la crescita delle nostre tradizioni. Tradizioni che hanno reso grande Campobasso, permettendole di “dialogare” anche con altre realtà, come Bolsena, in occasione dell'”Infiorata” allestita, a maggio, al Museo. Il tutto sulle note, significative nel contesto, di “You are not alone”, “Non sei solo”, di Michael Jackson. I cinquant’anni di Giovanni coincidono, di fatto, con i cinquant’anni dell’allestimento, da parte dei Teberino, della festa più celebre della nostra città, pertanto. E dunque, se “la vita inizia ora”, l’auspicio è di tanti e tanti anni ancora tra colori vivi, vivissimi, di angeli… ma anche diavoli buoni. In quel “teatro involontario”, che sono i Misteri, ma anche, in fondo in fondo, la nostra stessa esistenza. Nessuno è mai solo quando, con silenzio ed umiltà, valorizza quel patrimonio condiviso che si chiama radici e identità.

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