Green Pass, dal 15 ottobre obbligatorio per tutti i lavoratori. Italia apripista in Europa

Il Governo Draghi tira dritto e impone il Green Pass obbligatorio per tutti i lavoratori, sia pubblici che privati. Tu che ne pensi?

L’italia sarà il primo Paese europeo in cui non si potrà entrare in fabbrica, in ufficio, negli studi professionali e in qualunque altro luogo di lavoro senza il green pass valido in mano. E’ quello che ha stabilito il Governo Draghi dopo un aspro confronto con i sindacati.

Dal prossimo 15 ottobre, quindi, tutti i lavoratori sia quelli del settore pubblico che privato dovranno avere il green pass per potersi recare sul luogo di lavoro. Il criterio adottato per definire il perimetro del provvedimento, secondo quanto si legge su Corriere.it, è quello dell’accesso ai luoghi di lavoro, metodo che tiene fuori pensionati, casalinghe, disoccupati.
La svolta dell’estensione generalizzata è stata pensata per incrementare il più possibile le vaccinazioni, prima che arrivi il freddo e la pandemia rialzi la testa. L’obiettivo di Draghi, che non ha paura di fare «anche più del necessario», è raggiungere in tre, massimo quattro settimane un numero di persone immunizzate così alto da consentire al nostro Paese di entrare «in una zona di sicurezza».

La filosofia alla base del provvedimento è quella di consentire di tornare alla normalità con la ripresa delle attività in presenza. «Abbiamo deciso di estendere il green pass perché è uno strumento che funziona, accettato dalle persone e monitorato». Una soluzione «accomodante rispetto all’obbligo», che è più divisivo e dirompente.

Un provvedimento che è stato osteggiato sia dai sindacati ma anche da alcuni dei partiti come la Lega di Matteo Salvini che si è opposto fino all’ultimo. Nel decreto sarà scritto che i lavoratori senza green pass saranno sanzionati anche severamente, ma non licenziati. Affidare cioè la soluzione del rebus alla collaborazione tra datori e lavoratori .
Il meccanismo dei controlli inserito nel decreto del governo, sarà uguale a quello già in vigore per i settori dove il green pass è stato reso obbligatorio per i lavoratori. La procedura per i dipendenti pubblici e per quelli privati sarà dunque come quella prevista per il personale scolastico.

All’ingresso degli uffici e delle aziende i dipendenti dovranno esibire la certificazione verde e il responsabile delle verifiche sarà un capo ufficio o un capo reparto che dovrà essere individuato dai vertici aziendali proprio come avviene adesso nelle scuole e nelle università con il dirigente che accerta se i docenti e i dipendenti siano «in possesso della certificazione». 

Il controllo agli ingressi servirà anche a verificare che l’identità del lavoratore corrisponda effettivamente a quella annotata sulla certificazione verde. 
Le ulteriori verifiche circa l’autenticità del green pass (date della vaccinazione oppure dell’effettuazione del tampone) — a meno che non ci siano palesi contraffazione — possono essere effettuate direttamente ma anche richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine per accertamenti relativi a eventuali falsi , ma in questo caso può scattare anche la denuncia.
Le sanzioni per il settore pubblico saranno uguali a quelle già previste per il personale scolastico e appare scontato — trattandosi di un unico provvedimento — che il settore privato sarà adeguato. «Non ci è stato detto che ci saranno contrattazioni per settore», confermano i sindacati al termine dell’incontro con il presidente del Consiglio Mario Draghi. Certamente non si arriverà in nessun caso al licenziamento del lavoratore. 

Al momento dell’ingresso chi non ha il green pass non potrà essere ammesso all’interno delle aziende e viene considerato assente ingiustificato. La violazione dell’obbligo di avere il certificato è punita con una multa che oscilla tra i 400 e i 1.000 euro e può essere aumentata in caso di contraffazione del documento. In questo caso può scattare anche la denuncia. 

Dopo cinque giorni di assenza ingiustificata «il rapporto di lavoro è sospeso e non sono dovuti retribuzione e altri compensi o emolumenti». La riammissione in servizio è subordinata al possesso di valida certificazione verde. La sospensione del rapporto di lavoro non è qualificabile come sanzione disciplinare.

I sindacati chiedono di rendere gratuiti i tamponi per i lavoratori dei settori pubblico e privato che rifiutano di sottoporsi al vaccino. In realtà il governo sta valutando di effettuare un’ulteriore riduzione rispetto al prezzo calmierato che era stato deciso quando è stato imposto l’obbligo di green pass per il personale scolastico.

Il tampone sarà gratuito per le persone «fragili» mentre per gli altri è possibile che ci sia una «finestra» in cui non sarà a pagamento soltanto in attesa che chi vuole vaccinarsi riesca a sottoporsi almeno alla prima dose e poi si dovrà invece pagare. Senza però escludere accordi tra aziende private e lavoratori, perché in quel caso l’onere non sarebbe comunque a carico dello Stato.

«Siccome è reso obbligatorio per tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati, e siccome per avere il green pass si prevede anche il tampone, noi abbiamo ribadito che le persone non devono pagare per andare a lavorare. Perché qui stiamo parlando del green pass per lavorare non per andare al ristorante o andare al cinema o allo stadio», ha detto il segretario della Cgil Maurizio Landini al termine dell’incontro con il presidente del Consiglio Mario Draghi.

Abbiamo voluto realizzare un sondaggio per conoscere l’opinione dei molisani rispetto ad un tema sicuramente molto dibattuto.

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