Gli eroi di cartone dei social

di Sergio Genovese

In un mondo dove tutti sanno tutto e tutti possono insultare tutti, il trampolino dei social è quello che più acquieta  alcune categorie di uomini disturbati che trovano nell’universo del web la possibilità di sfogare la feroce repulsa che li contraddistingue. Premetto che il sottoscritto non è presente su nessun profilo non solo per la sua felice ignoranza cibernetica ma anche per la consapevolezza dei rischi ,di vari livelli, che si corrono. Inoltre ritengo che quelli che in buona fede praticano certe strade lo fanno pure per appagare una non tanto segreta pulsione per far emergere il proprio ego. Tuttavia ho scoperto che la mia passione per lo scrivere alla fine si presta ai commenti social alcuni dei quali non si limitano a dissentire dalle mie idee ma entrano nel personale con ingiurie gratuite e sorprendenti. Sono questi gli eroi di cartone! Sono questi i disturbati che avendo probabilmente ricevuto dalla vita solo sconfitte   ce l’hanno con il mondo intero e appagano la sovrabbondanza di bile scagliandosi contro gli altri che fungono da bersaglio facile. Addirittura per restare nelle esperienze personali, dopo un articolo che raccontava senza enfasi, la mia storia professionale, ci fu un nano che mi insultò senza remissione.  Alla fine  scoprii che era il genitore di un mio studente che  per appagare la sua voglia di far diventare calciatore il figlio, avrebbe preteso di fare la didattica a distanza per sei mesi senza avere problemi annessi al covid. Dunque ci sono anche questi aspetti da mettere in conto anche se i malati da tastiera che delinquono non sembrano preoccupare più di tanto quelli che conservano una certa educazione sociale. Quando  ti rivolgi alla Polizia Postale, io l’ho fatto nei confronti di uno sconosciuto architetto che non ho mai avuto il dispiacere di conoscere, che affermò le sue perplessità su come fossi diventato un dirigente scolastico ,  le cose sono talmente complicate che quasi rischi di trasformarti da parte lesa a parte che offende.  Inoltre, dalle strutture preposte, non mi sembra di aver riscontrato la disponibilità  di fornirti un valido aiuto. Resta il fatto che  lo Stato con  le sue  leggi  non riesce a controllare un mondo dove ci si educa all’odio, all’insulto gratuito e alla inciviltà imperante. Davvero è sconcertante per chi ha fatto il mestiere dell’educatore, accertarsi dell’esistenza di spazi  assai divaricati dove ai giovani vengono proposti altri itinerari di vita destabilizzanti  che li rendono  più deboli e più insicuri. Se un magistrato potesse accertarsi di cosa si scrive sul prossimo su Facebook  o su Instagram o di cosa si trova sul web, passerebbe le giornate ad elevare denunce penali. Ma un magistrato non avrà mai questa occasione perché ormai questa vita parallela prossima alle fogne, appartiene al nostro costume di vita. Il bene ed il male ormai non segnano più le nostre distinzioni. Sono saltate le linee di demarcazione, ormai si va da una parte all’altra senza che ce ne accorgiamo. Così gli eroi di cartone crescono e si moltiplicano.