Giustizia: gli accordi sui figli

«Troppo spesso genitori reciprocamente rancorosi, e senza scrupoli nella strumentalizzazione dei figli minori, già provati dal naufragio della compagine familiare, costringono se stessi a lunghe maratone in Tribunale, con il risultato finale di spendere tanti soldi, di essere eterodiretti dal Giudice (talvolta anche violando le sue statuizioni, se in disaccordo con esse, così incorrendo nel reato di cui all’art. 388 c.p.) e, soprattutto, di far del male ai figli. Cercare, invece, una composizione amichevole significa risparmiare denaro, evitare percorsi emotivi difficili e scegliere in autonomia il percorso di vita ed educativo dei propri figli, di conseguenza rendendoli più sereni. 

La sent. della Cassazione n. 663 del 2022 dello scorso 11 gennaio, relativa al mantenimento dei figli nati da genitori non coniugati, afferma che anche un accordo negoziale intervenuto tra i genitori al fine di disciplinare le modalità di contribuzione degli stessi ai bisogni e alle necessità dei figli è riconosciuto valido come espressione dell’autonomia privata, che non necessita di alcuna omologazione o controllo giudiziale preventivo.  

Un tale accordo incontra il solo limite dell’effettiva corrispondenza delle pattuizioni in esso contenute all’interesse morale e materiale della prole, in caso contrario essendo pur sempre configurabile un intervento del Giudice, chiamato a verificare l’avvenuta violazione di un tale interesse e, quindi, ad emettere ogni provvedimento utile a salvaguardia della condizione del minore.  

Non sarebbe possibile, ad esempio, accordarsi per esonerare un genitore, tanto più se nella possibilità di farlo, dal mantenimento del figlio, così come per via negoziale non potrebbero contemplarsi modalità di frequentazione del genitore così blande da compromettere il principio di bigenitorialità, espressione della modalità ormai normale dell’affido condiviso.

Va ricordato che l’autonomia privata, in questo come in ogni ambito in cui la si eserciti, non implica una libertà assoluta e illimitata di regolare le proprie situazioni, ma dovrà, per il perseguimento di un superiore interesse pubblico (ad es., il bene del minore) o per esigenze di  tutela di un contraente debole (ad.es., il consumatore di fronte a una grande multinazionale), sempre essere rispettosa dei limiti imposti da norme inderogabili di legge (art. 1322 c.c.) e dalla Costituzione e comunque mai potrà realizzare risultati illeciti, in tal ultimo caso intervenendo, a seconda delle situazioni, gli strumenti dell’invalidazione dell’accordo (artt. 1354 e 1418 c.c.) o l’inserzione automatica di clausole imperative in luogo di quelle nulle poste dalle parti (art. 1419 c.c.)».

Daniele Colucci

Giudice