Girandola del vuoto che costruiamo

di Sergio Genovese

Quelli  muniti di una minima sensibilità sociale (sempre più pochi) non risparmiano energie per raccontare lo sfascio che si costruisce quotidianamente. Le impalcature che sorreggono la vita che incalziamo, sono sempre più instabili. Tutto è tremolante, sotto ai piedi il terreno non è mai compatto, il movimento franoso dei valori che vengono meno, assume l’immagine di un disastro geologico simile a quello dei nostri piccoli paesi. Superando la morbosa dipendenza che ormai subiamo dallo smart phone che si è letteralmente impadronito del nostro incedere, abbiamo scoperto che la voglia di edonismo che ci domina senza nessuna opposizione, ha portato le avanguardie dell’inutile ad organizzare forme di selezione per sottoporre a concorso pure i bambini per la voglia di scoprire anche chi è il bello tra di loro. Al fianco di Miss Mondo o di Miss Italia, dove sculettano donzelle di alto bordo, abbiamo inserito anche i bambini ai quali, con orgoglio ,impareremo a capire che per il loro futuro varrà essere belli e non buoni. Varrà avere uno specchio dove poter valorizzare il colore azzurro degli occhi e non la  consistenza di materia per costruire storie di futuro rassicuranti. Il colore degli occhi più importante del colore di una bandiera o di una maglia se è vero  come è vero che anche le squadre di calcio hanno rinunciato a conservarne storia. La Juventus nell’ultimo incontro ha sostituito il bianconero con il color vinaccia. Purtroppo anche questa settimana le strade ci hanno presentato il conto di vite umane spezzate per incidenti stradali occorsi all’alba quando i nostri ragazzi ritornano dalle discoteche. Quasi sempre l’alcol e la droga sono le cause di un disastro di cui nessuno parla nonostante da queste colonne abbiamo più volte lanciato grida di panico che, ignobilmente, non scuotono nessuno neanche gli imbonitori che aspirano a sedersi sugli scanni dorati della Camera o del Senato. Abbiamo organizzato negli ultimi venti anni tante campagne che potessero informare i nostri ragazzi sui rischi che certe trasgressioni comportavano. Iniziative che non hanno dato risultati visto il resoconto della cronaca nera.E’ per questo motivo che stimolano molte perplessità le fiere o le feste della birra addirittura patrocinate dalle Amministrazioni. Se con enfasi si descrive il momento aggregativo/ sociale post covid, condito dal voluminoso  consumo del nettare schiumoso da gustare in tutte le sue variazioni artigianali, non si capisce lo Stato e le sue derivazioni  periferiche da che parte stanno. Saranno inutili anche le repliche di chi vorrà sostenere che tutto si è sviluppato nell’ottica di una acclarata cultura dell’uso consapevole. La piazza imbarbarita   da bicchieri e materiale vario di risulta ci ha riportato alle notti della movida  presentandoci uno scenario non desueto. La trottola del vivere nel vuoto continua a girare anzi la velocità aumenta con il passare delle circonduzioni …