Giornata Mondiale dell’Ulivo: celebrazione della coltura legnosa più diffusa nel Bel Paese che sembra meno sentire la crisi 

In Molise l’olio extravergine d’oliva rappresenta il connubio perfetto tra tradizione e sviluppo del territorio

di Giusy Spadanuda

Nel 2019 l’UNESCO ha istituito, su proposta del governo libanese e tunisino, la giornata mondiale dell’ulivo come occasione di promozione di uno dei maggiori tesori floristici del Mediterraneo. Albero di antichissime origini, l’ulivo ha da sempre rappresentato fonte di ricchezza e prosperità e riconosciuto universalmente come simbolo politico, sociale e religioso di pace. I Greci addirittura condannavano a morte coloro che venivano ritenuti colpevoli di aver sradicato o abbattuto un albero di ulivo. Dal punto di vista economico, l’importanza strategica dell’ulivo è senza eguali. Si pensi che soprattutto nel Sud Italia, ma anche in Spagna e Portogallo, intere comunità hanno sviluppato un modello di business interamente concentrato attorno alla coltivazione dei propri uliveti, grazie alla produzione di olio da tavola e derivati. 

In Italia nel 2022 si contano 1,153 milioni di ettari coltivati ad ulivo e di questi la percentuale maggiore è in Puglia e Calabria. Il Molise invece, nonostante non abbia registrato negli ultimi anni un aumento di superficie coltivata, con i suoi 14.335 ettari ha visto nell’ultimo anno un incremento più che vantaggioso in termini di produzione di olio. Secondo i dati Istat nel 2021 in Molise si sono raccolti più di 629 mila quintali di olive contro i 576 del 2020, anno della pandemia che tra le altre cose ha compromesso le procedure e i tempi regolari di cura della pianta. La produzione dell’olio extravergine molisano si concentra nel Basso Molise, dalle piane lungo il fiume Biferno fino a Venafro e nelle distese isernine tra Lazio e Campania. Le fonti diverse parlano di circa 25-40 varietà autoctone di olivo, tra cui la più diffusa è la Gentile di Larino seguita dalla Nera e Rumignana di Colletorto, la Rosciola di Rotello e la Cerasa di Montenero. Cultivar che si estendono per un totale maggiore di 3 milioni di piante grazie ai quali i circa 120 frantoi presenti sul territorio hanno prodotto solo nel 2021 59.600 quintali di olio extravergine (+ 60% rispetto al 2020). Un quantitativo non indifferente per l’economia agraria locale e anche per tutto l’indotto commerciale regionale. Aumenti produttivi che non compromettono certamente le metodologie di coltivazione le quali vengono eseguite sempre secondo i giusti protocolli fitosanitari. Dal 2014 infatti l’olio molisano può vantare anche l’etichetta DOP Molise, un giusto riconoscimento per la qualità dell’oro verde molisano. 

Ovviamente le motivazioni alla base dell’istituzione di una tale giornata vanno oltre quelle della sola valenza economica e culturale. Non bisogna sottovalutare infatti quanto, anche da un punto di vista ambientale ed ecologico, l’ulivo rappresenti uno strumento attivo contro il processo del surriscaldamento globale e l’erosione del terreno. Centralissimo il ruolo che invece ha da sempre assunto nella dieta mediterranea, sia per le sue proprietà organolettiche che come fonte di nutrienti essenziali. Ed è per tutta questa serie di ragioni che a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale bisognerebbe porre l’accento su piani di investimenti più mirati e concreti, volti ad ampliare le coltivazioni o a proporre soluzioni tecnologiche agli olivicoltori a prezzi ragionevoli.