Gesuè più forte di Alessandro e Cogliati

GENNARO VENTRESCA

Che bel dono regale ci hanno fatto i Lupi, nella tana di Selva Piana, che ho ribattezzato la “Bomboniera”, trovando più di un’assonanza con la famosissima Bombonera di Buenos Aires, situata nel quartiere La Boca e dove gioca, col pubblico brulicante, il famoso Boca junior. Non solo sotto forma di quattro pere, ma soprattutto per come sono stati eccellenti a richiamare, finalmente, un pubblico che mancava da anni. E di cui si sentiva il bisogno, più dei gol. Che vanno e vengono, a secondo dell’uzzolo di Eupalla.

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Il pubblico, invece, una volta che ti ha voltato le spalle, è difficile che cambi idea. Credo legittimo ringraziare il principale artefice di questo risveglio sportivo cittadino. Mario Gesuè più di Cogliati e Alessandro, meglio ancora del silente ma competente Cudini, è il vero artefice della rinascita rossoblù. Senza sentirsi Nietzsche, il bell’uomo volante, mostra un’aria compiaciuta che non gli nasconde la commozione che, qualche volta, gli ha fatto rigare il volto di lacrime di felicità.

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Come ai tempi andati, sono arrivati da tutte le parti i sostenitori del Lupo. Persino da Vasto. Gianluigi Meale e il figlio Enrico sono i testimonial di un Campobasso che strappa applausi e ricuce vecchie ferite. Padre e figlio si sono infilati in auto, percorrere la Bifernina e correre alla Bomboniera, per accomodarsi in curva, quasi avessero saputo che sotto i loro occhi Alessandro avrebbe fatto quel numero memorabile, Cogliati sarebbe tornato al gol e il terzino Vanzan assaporare la gioia del primo gol stagionale, forse della giovane carriera.

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Con la sua aria mite e amabile Mario Gesuè, giunto da Londra, non ha perso un solo palpito del rutilante pomeriggio, nel chiuso della Bomboniera. Cudini, conservando la sua calma biblica, ha ordinato ai suoi sodali di non avere fretta, prima o poi il gol avrebbe mutato lo scenario. E così capitan Bontà si è lanciato con fare salgariano, allargando la sua chioma, per emulare ancora una volta Sandokan, e raggiungere con un “terzo tempo” la squisitezza tecnica di Fabriani, partita da destra. E far gol, alla Ibra, tanto per spiegarci meglio.

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Come un bambino stupefatto anche il vostro artigiano dell’alfabeto ha goduto per quel numero solo apparentemente circense di Alessandro, lo svedese di Roma. Nella sua giocata di tacco ho rivisto il precedente di Bettega in Juve-Milan che mandò in estasi il popolo bianconero e fece scattare sugli attenti tutti gli amanti dei calci d’angolo. Lasciando di sale chi firma questa nota, inguaribile sostenitore rossonero.

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