Fusione Fca-Peugeot, «ribadiremo gli interessi dei lavoratori italiani»

La Uilm detta legge dopo l’unione delle due case automobilistiche che ha riguardato anche lo stabilimento di Termoli

Ribadire i legittimi interessi dei lavoratori italiani nella difesa degli stabilimenti e dell’occupazione. E’ questo l’obiettivo che si è prefissato la Uilm e che è stato ribadito nel corso del coordinamento nazionale della Fca, CHNI, Marelli e Ferrari al quale ha partecipato anche il segretario generale della Uilm Molise, Francesco Guida. Sotto la lente la fusione tra la Fca e la Peugeot che nei giorni scorsi aveva colto alla sprovvista e interessato anche lo stabilimento di Termoli. «La fusione – affermano dalla Uilm – costituisce un’indubbia opportunità di crescita, ma è compito del sindacato vigilare sui possibili rischi. Analogamente verrà chiesto a Marelli un incontro nazionale sulla situazione produttiva e le prospettive di investimenti, ma nel frattempo si proseguirà con incontri territoriali di chiarimento. Infine in CNH Industrial continuerà l’impegno nella vertenza in atto, per scongiurare gli esuberi a Pregnana e a San Mauro e preservare tutte le fabbriche dei quattro segmenti di business. Sul nuovo inquadramento di FCA e di Marelli, la Uilm esprime l’esigenza non solo di definire il  meccanismo di passaggio alle tre aree professionali, tale da garantire che non ci siano perdite  salariali, ma anche di iniziare a costruire il così detto premio professionalità, puntando su indicatori trasparenti e verificabili. Il coordinamento esprime grande soddisfazione per il risultato raggiunto in Ferrari nella sottoscrizione del contratto integrativo specifico della società di Maranello. Infine sul tavolo automotive insediato al Ministero dello Sviluppo economico, la Uilm chiede al  Governo di iniziare a perseguire politiche industriali capaci di tutelare la produzione nazionale. Il passaggio alle nuove motorizzazioni deve difatti avvenire gradualmente e soprattutto deve essere supportato da azioni utili alla riconversione industriale, in modo da migliorare davvero  le emissioni e al contempo da non accelerare ingiustificatamente la crisi del diesel: ad esempio incentivando il cambio delle auto più inquinanti con auto euro 6, si potrebbe favorire l’acquisto di auto che per definizione sono più ecologiche, a prescindere dalla tecnologia utilizzata».

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