EVENTI – La canzone d’autore in Italia dagli sessanta ai settanta

Camera di Commercio – SPID

“La libertà non è star sopra un albero”, cantava Giorgio Gaber.
E’ il titolo dato all’incontro incentrato sulla canzone d’autore in Italia dagli anni Sessanta ai Settanta organizzato a Riccia nel fine settimana da Comune e Pro Loco a cinquant’anni dal ’68.
“Il Sessantotto aveva insegnato che il privato era politico e il politico pubblico.
Riflettere oggi su quel periodo, farlo attraverso la dimensione musicale che costituì la colonna sonora delle radicali trasformazioni che interessarono la società italiana di quegli anni e dei seguenti, potrebbe aiutarci a comprendere anche i motivi per i quali una generazione fortemente ideologizzata ha poi aperto la strada ad un’altra nichilista, sfiduciata, post ideologica. Ed ancora, i motivi del perché oggi siamo sempre più social e meno sociali, siamo sempre più storditi dalla democrazia dei “like”, convinti che sia quella la forma migliore di partecipazione alla vita della comunità. Non un momento rievocativo o celebrativo ma di riflessione” ha spiegato nell’introduzione il consigliere comunale con delega alla Cultura Antonio Santoriello.
“Gli ultimi giorni di Luigi Tenco” è stato l’argomento affrontato dal giornalista Pier Paolo Giannubilo, affascinato sin da giovanissimo dal mito del bello e dannato incarnato da Tenco.
Artista morto suicida a 29 anni, il 27 gennaio del ’67, in circostanze misteriose durante il Festival di Sanremo, al quale partecipava insieme a Dalida con un brano che ottenne un pessimo risultato.
Unico in Italia all’epoca ad ispirarsi a Bob Dylan per i testi, animato da un coraggio che gli ha impedito di scendere a patti con la sua coscienza, la sua fine rimane avvolta ancora oggi dal più fitto mistero e ruota intorno al culto del Dio denaro.

“Numeri primi e canzone d’autore” è stato il tema scelto dall’editore Gian Mario Fazzini.
Il ’68 è un periodo storico che vede nascere il panico morale di una generazione di giovanissimi che, in un mondo in rapida trasformazione, combatte poteri ingombranti. Un periodo che assiste alla nascita della canzone politica, ne sono esempi il Cantacronache supportato da un collettivo a Torino e il Nuovo Canzoniere Italiano a Milano.
Classe operaria e movimento studentesco affrontano la ristrutturazione di un potere che andava scalfito, come si evince da brani di Paolo Pietrangeli come Valle Giulia o Contessa. Il critico musicale Donato Zoppo, nel suo intervento “Gioia e rivoluzione: percorsi tra musica e parole negli anni Settanta”, ha concentrato la sua attenzione su due dischi.
Nel luglio del ’71 esce in Italia l’album di Lucio Battisti “Amore Non Amore”, che prende spunto dalla nascita nel nostro Paese del concept album, non raccolta di canzoni ma narrazione completa, capitoli all’interno di un percorso sonoro.
L’album, che tenta di creare un esperimento concettuale, unico nel suo genere in Italia, viene censurato per l’atmosfera erotica, disinvolta ed esplicita. Ci mostra un Battisti rock inedito, capace di cogliere le influenze provenienti dall’estero, personalizzarle e comunicarle al pubblico italiano.
Nel ’74 esce l’album “Caution Radiation Area” del gruppo più politicizzato di quel periodo.
Immersi in un’atmosfera extra parlamentale, dogmatici, attenti al dialogo pedagogico con il loro pubblico, gli Area hanno creato un disco dalla potenza distruttiva che conserva intatto il fortissimo potenziale radioattivo. Gruppo impegnato, con tante anime, innalza la musica italiana verso vette irripetibili permettendo ai musicisti delle successive generazioni di esprimersi in grande libertà. “Il grande mondo di Ivan tra chitarre e racconti di provincia” è stato l’oggetto di discussione di Roberto Romanelli, ideatore della tribute band “Ivan Garage band”.
Grande chitarrista rock, suonatore di chitarra elettrica ed acustica, Graziani decide di restare a vivere nel suo Abruzzo, lontano dal giro della grande industria discografica. Collabora con Lucio Battisti, suona con la chitarra di Eric Clapton, grande disegnatore, raggiunge l’apice con il trittico I Lupi, Pigro e Agnese dolce Agnese. Con l’esplosione della musica computerizzata, negli anni ’80, vive un periodo di smarrimento superato poi con il rock.
Le conclusioni affidate al musicologo Matteo Patavino. Nel ’68 la musica leggera sceglie quale modello dominante il melodramma, i cantautori prediligono melodie semplici, che rompono con i temi della scrittura stereotipata per trattare il quotidiano con i suoi fatti di cronaca, sublimati da un’alta capacità di scrittura, si avvicinano alla letteratura e la canzone politica nasce anche dalla ricerca sui dialetti (Resta cu ‘mme).
Per chiudere un concerto tributo ad Ivan Graziani.
La Ivan Garage Band ha riportato il pubblico indietro nel tempo, fino a quel 1992 nel quale Graziani si esibì a Riccia nella stessa piazza e con le immutate emozioni che la musica e i testi del cantautore teramano generavano e creano in chi lo ha compreso allora ed amato per sempre.

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