Evasioni, droga, mafia e telefonini: la vita dei carcerati

Omicida fugge dal penitenziario di Campobasso: il terzo caso negli ultimi nove mesi. Ed intanto si denuncia il sistema penitenziario italiano «C’è urgente bisogna di una riforma»

Anno nero per il  carcere di Campobasso. Ieri (4 ottobre 2019) un detenuto albanese di 45 anni è riuscito a fuggire dal penitenziario approfittando di un permesso premio per motivi di lavoro (L’ARTICOLO QUI). L’uomo, infatti, era impegnato in alcuni lavoretti manuali all’istituto Agrario di Campobasso, dove si recava tutte le mattine autonomamente, lasciando la propria cella e rientrando in carcere per ora di pranzo. «L’uomo è latitante essendo scomparso da più di 12 ore. Per questo è ricercato su tutto il territorio nazionale con posti di controllo ovunque, in azione anche la Polfer per evitare che possa fuggire a bordo di un treno» ha spiegato Aldo Di Giacomo, del sindacato della polizia penitenziaria.

L’albanese, che deve scontare una pena per omicidio, è il terzo uomo che riesce a fuggire dal carcere di Campobasso, dopo il napoletano scappato lo scorso giugno, che lavorava per la Sea, e rintracciato dopo una settimana in un albergo di Afragola ed un altro uomo scappato e fermato dagli agenti poco dopo la fuga. Tra l’altro, dopo nove mesi da quell’accaduto, un agente della polizia penitenziaria è ancora sospeso dal servizio e senza stipendio per aver puntato la pistola contro il fuggitivo quando era già a terra.   Episodi questi che sottolineano l’estrema fragilità del sistema carcerario italiano, un sistema che andrebbe immediatamente rivisto e riformato. «Non è possibile che in carcere ci arrivino la droga ed i telefonini, che gli agenti vengano continuamente aggrediti dai prigionieri e che da un permesso premio poi si evada, o ancora che un gruppo di detenuti faccia una protesta incendiando materassi ed oggetti vari» è la denuncia di Aldo Di Giacomo che, da tempo, chiede una riforma totale del sistema, sia per tutelare gli agenti che lavorano nei vari carceri italiani sia per garantire una ripresa a tutti quei detenuti che vogliano veramente riscattarsi dai propri crimini. «Negli ultimi anni sono aumentate tantissimo le evasioni dall’articolo 21 e questo è veramente grave perché significa che non c’è più il controllo che dovrebbe esserci. È assurdo continuare con questo sistema buonista che non serve a  nessuno, nemmeno a quei detenuti che credono nella rieducazione. Il caso esemplare è Angelo Izzo, pluriomicida romano che, con un permesso premio, mentre scontava la sua pena nel carcere di Campobasso, ha ucciso altre due persone» ha concluso Di Giacomo.