Esperti suggeriscono nuove linee guida per l’infanzia: siamo pronti a seguirle?

Geotec 3×1

di Luigi Castellitto

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente varato una nuova direttiva sull’infanzia, che caldeggia, per bimbi sotto i cinque anni, un progressivo allontanamento dagli schermi, minor passività e dedicare il tempo giusto al riposo e all’attività fisica. Un possibile passo in controtendenza verso talune cattive abitudini sempre più radicate.
La prima infanzia è notoriamente un periodo di sviluppo estremamente rapido, nel corso del quale i modelli di vita familiare vanno adattati alle esigenze dei bambini per garantire loro salute e benessere. Le tendenze, tecnologiche o meno, recentissime o già consolidate, hanno sempre più portato a demandare a strumenti “di supporto” l’assistenza dei propri figli. Bambini piccolissimi con smartphone e tablet nelle mani se ne vedono ovunque nelle nostre città, ma gli esperti puntano ad un’inversione di rotta. Non è una questione di demonizzazione del nuovo e di tutto ciò che non è contatto direttissimo fra umani, ma i piccoli non hanno i mezzi psico-fisici per condividere le stesse abitudini ed esperienze degli adulti (lunghe serate al ristorante, a casa di amici, ecc.), e non si può sempre trovare l’alternativa per farli stare buoni; vengono meno loro bisogni essenziali. C’è da dimenticare, quindi, la superficialità di lasciare per molto tempo il proprio figlio nel passeggino o nella carrozzina mentre si è intenti a fare altro, con questi che magari piange e viene distratto solo grazie ai colori di uno schermo lasciatogli nelle mani.
Alcuni punti delle direttive dell’Oms sono molto ferrei: i minori di due anni non vanno assolutamente posizionati davanti al pc o alla tv. Anche quando i bimbi di meno di un anno non stanno ancora in piedi è bene sollecitarli più volte al giorno, ad esempio con mezz’ora di attività fisica sul ventre. Dai due anni in poi il bambino non dovrebbe comunque mai rimanere esposto passivamente davanti ad uno schermo più di un’ora al giorno, e tra i 3 e i 4 anni l’attività fisica si attesta a tre ore al giorno, delle quali almeno un’ora di movimento moderatamente vigoroso. Dunque, secondo l’Oms, aumentare l’attività fisica, ridurre i comportamenti sedentari e rispettare i giusti tempi di riposo nei bambini può contribuire a mantenere delle buone abitudini anche nel successivo corso della vita.
Ma i punti da obiettare, o meglio, le difficoltà vengono prevedibilmente fuori. A chi affidare un bambino mentre si svolgono mansioni quotidiane assolutamente necessarie, specialmente in luoghi in cui maggiormente “si corre la giornata”? La tecnologia è sempre comunque dannosa? Il welfare, le istituzioni, chi si deve occupare di fornire strutture idonee quanto aiuta?
Per quanto riguarda la multimedialità, la parola magica è compromesso: esistono software e strumenti vari adattati per fasce d’età, così come programmi televisivi e simili. Ottimo sarebbe alternali con giochi più dinamici, con l’interazione con genitori ed educatori attraverso letture (mai poco importanti!), ascolti, musica.
Come vista sopra, “vittime” del dito puntato dell’Oms non sono solo elementi della modernità, non è una caccia alle streghe contro il progresso: carrozzine, passeggini e seggioloni – con la sedentarietà che spesso si portano dietro – non sono invenzioni dell’ultim’ora.
Per quanto riguarda invece i luoghi d’incontro, gli spazi condivisi, l’organizzazione di questi, il discorso è  notoriamente complesso. Nonostante si sia raggiunto un considerevole svecchiamento delle possibilità, vengono a mancare comunque strutture idonee e si riducono gli spazi verdi.
A Campobasso la riduzione e i vari travagli incorsi agli ambienti per permettere ai più piccoli di giocare sono argomento ancora all’ordine del giorno, così come il sistematico abbandono di luoghi storici in cui chi ha qualche anno in più ha passato i primi anni di vita. Se da un lato mancano le proposte e alcuni luoghi sono lasciati abbandonati a loro stessi, non meno incisive sono l’indifferenza e l’arrendevolezza di chi, pur ben conoscendone il fine benefico e radicato nel tempo quali luoghi aggregativi, ne ha decretato il tracollo, magari poi, paradossalmente, lamentandosene sui social network.

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