Epifania, tu sei bellezza che si manifesta, altro che Befana!

Epifania del Signore

Siamo giunti all’Epifania, solennità un po’ bistrattata in occidente, ma molto sentita nell’Oriente cristiano. Purtroppo il cuore delle nostre tradizioni più autentiche è ferocemente attaccato dalle leggi consumistiche che stanno secolarizzando  poco a poco tutte le solennità. Oramai Ognissanti é Halloween;  Natale é Santa Claus; l’Epifania è la befana; ora tocca alla Pasqua, minacciata dal coniglio che nasconde le uova. Non vorrei essere frainteso, non sono un fondamentalista, ma banalizzare antiche tradizioni religiose, anche da un punto di vista laicista, dovrebbe equivalere a distruggere  o sfregiare monumenti antichi. Non sono un complottista, non c’è, secondo me, una concertazione globale dei poteri forti mirante a un’umanità senza radici storiche e identitarie (che non rendono affatto xenofobi e bigotti, anzi…). Siamo noi i veri colpevoli, quando premiamo chi ci offre  scorciatoie per la felicità, ma queste, quasi sempre si rivelano solo grandi delusioni: infatti qualcuno farà una festa più bella della tua, avrà una macchina più lussuosa e sarà più alla moda; poi ti sentirai frustrato e ricomincerai ad inseguire le stesse chimere. Non è proprio questa la via che ci ha indicato Gesù…  ma, proprio per questo  nutriamo il nostro spirito con la Parola.

+Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.+ (Mt 2, 1-12)

Oggi la cristianità celebra l’Epifania. Il termine viene da ἐπιφάνεια, vocabolo utilizzato dagli antichi greci per indicare l’agire o il palesarsi delle divinità). In questa solennità, infatti la Chiesa celebra la manifestazione di Cristo al mondo che si esprime principalmente negli eventi dell’adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù e il primo miracolo di Cana, ovvero i tre momenti in cui si rivela la divinità del Verbo incarnato assieme alla sua umanità, in prospettiva  della missione salvifica e divinizzatrice.  La liturgia di questa solennità ci spinge comunque a concentrarci sul brano che descrive la visita dei saggi orientali. Quella dei Magi è l’umanità che, pur non appartenendo formalmente ad’Israele, resta fedele a quel legame intimo che ciascuno ha con l’unico Dio. Se l’adorazione dei pastori nasce dall’accettazione libera di cuori semplici e quindi puri, quella dei sapienti d’oriente, scaturisce da un amore profondo e sincero verso la Verità. In questo caso la conoscenza non è un mezzo per acquisire potere e prestigio, ma lo sforzo puro e nobile di comprendere il senso profondo dell’esistenza. I grandi iniziatori delle principali religioni condividono un’essenza profonda che mantiene delle grandi somiglianze, in filigrana si può leggere quell’unica Volontà d’amore che ispira ogni uomo, che è, se si vuole, anche quella “somiglianza” a Dio di cui si parla nella Genesi (cfr. Gn 5,1-2). Il Signore illumina e sostiene chi, attraverso l’ascolto della sua conoscenza, lo cerca con tutto il cuore: “Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore.” (Ger. 29,13). Questa ricerca appassionata non è dissimile dalla preghiera e può scaturire nell’adorazione, proprio come è successo ai Magi. Non vi nascondo che la mia personale ricerca di Dio è nata come una necessità esistenziale di dare senso alla vita, a seguito circostanze molto dolorose, ma che si e poi trasformata in una travolgente storia d’amore. Attenzione però, oggi come allora Erode è sempre in agguato. Seppure è stato un personaggio storico, il re nemico di Gesù, ha assunto un valore simbolico che tutt’oggi ha molta forza. Egli rappresenta l’uomo che per difendere i suoi interessi non esita a compiere azioni abominevoli, proprio come la strage degli innocenti. Ubriaco di potere e accecato dall’avidità è smarrito nelle tenebre più profonde. Eppure, nonostante l’immensa disponibilità di risorse umane e materiali di cui può disporre, lo spirito di Erode non riuscirà a sopprimere nel cuore dell’uomo l’attaccamento a quella Speranza che ha assunto il corpo tenero del bambino Gesù, il quale non smette di essere cercato, trovato ed adorato da un’umanità insospettabile, fatta di semplici e dotti, gente di ogni estrazione, classe, etnia e cultura, ma che ha in comune quel anelito insopprimibile alla pace e al bene, anche quando tutti i pronostici favoriscono i machiavellici “padroni” del mondo.
Caro Erode non troverai mai Gesù, non potrai ucciderlo, perchè si nasconde nel intimo di ciascuno e riesce a trovare sempre strade nuove per tornare a diffondere nel mondo quell’annuncio di Salvezza, Pace e Giustizia che guasta i tuoi sogni di potere assoluto. Offriamo oro, investendo le nostre risorse per il bene comune; offriamo incenso, pregando, aprendoci al trascendente e accogliendo la Verità che il mondo non vuole conoscere; offriamo mirra, onorando con la nostra vita tutti coloro che attraverso l’eroismo delle virtù, hanno dato dignità al genere umano.

Felice solennità dell’Epifania.

Fra Umberto Panipucci