Emodinamica, “lite” tra Vasto e Termoli. «Sicuri di volervi annettere?»

Continuano le riflessioni dopo la decisione del basso Molise di chiedere l’annessione al vicino Abruzzo. Felice: «Il discorso non riguarda solo la sanità»

Da un lato ci sono i termolesi (o bassomolisani in genere) che vorrebbero “annettersi” al vicino Abruzzo per usufruire di un copertura sanitaria che possa farli uscire dagli «anni dell’abbandono» vissuti finora che hanno svuotato i reparti di medici e di pazienti. Dall’altro lato ci sono i vastesi che, visti come l’oasi nel deserto di una sanità pubblica allo sbando, stanno, in realtà, vivendo le stesse difficoltà dei “cugini molisani” visto che da anni si stanno battendo per ottenere quell’Emodinamica che al San Pio potrà arrivare «solo se chiude quella di Termoli». Ed è contenuto in questa frase il paradosso della situazione che si sta vivendo tra le due regioni. A Termoli, infatti, nessuno può dimenticare la battaglia compiuta dal Comitato San Timoteo proprio per salvare quell’emodinamica che a Vasto in tanti vorrebbero vedere chiusa per avere la propria. «E allora uniamoci», il grido che si sente da più parti. Come se unire due realtà di fatto di piccole-medie dimensioni e che stanno soffrendo l’attenzione dei vertici sanitari verso altre più grandi (Campobasso per il Molise e la zona di Chieti-Pescara per l’Abruzzo) possa riuscire a salvare i territori dall’essere abbandonati del tutto. E il primo no a questo progetto di annessione arriva proprio da Vasto e da Costantino Felice, già docente di Storia economica all’Università D’Annunzio di Pescara e autore di numerosi saggi su storia e identità abruzzese. Intervistato dal giornalista Antonino Dolce di www.zonalocale.it , Felice boccia nettamente l’idea secessionista del Comitato San Timoteo. «E’ una proposta fuori dalla storia e da una prospettiva economica e sociale». Per Felice, quindi, l’idea di Comuni come Termoli, Montenero, Petacciato e Campomarino di annettersi alla vicina Vasto non avrebbe alcun senso «sul piano di una prospettiva storica. Una ricomposizione solo parziale nella riorganizzazione delle regioni sarebbe di scarsa consistenza. Sarebbe più sensata una riorganizzazione macroregionale su cui tante volte si è discusso». Sì il tema della “famosa” macroregione che, però, non è mai arrivato ad uno snodo cruciale. Così come al momento è ferma a livello di petizione popolare anche la richiesta di avere l’emodinamica al San Pio. Una richiesta che se dovesse essere portata avanti prevederebbe un lungo e complesso iter. «E’ una forma di campanilismo, come quando in passato si parlava della Frentania – aggiunge Costantino Felice – quali vantaggi ci sarebbero? Questi discorsi sono gli stessi in tutte le zone periferiche a rischio emarginazione. Una prospettiva di ampia riorganizzazione macroregionale avrebbe un senso, sia sul piano storico che sul piano della proiezione programmatica verso il futuro. Ma dovrebbe avvenire a livello nazionale e riguardare tutto il Paese». «So che è un’azione che da fastidio – commenta Nicola Felice del Comitato San Timoteo – ma adesso stiamo parlando di un territorio che è un contenitore vuoto. Certo la Macroregione sarebbe la soluzione migliore, ma c’è sempre quella contenuta dall’articolo 117 comma 8 che consente di fare delle Federazioni per le programmazioni. Non ci dobbiamo focalizzare solo sulla questione sanità perché non si tratta solo di quello. Immaginate quanto potrebbero ricavarne i territori ad iniziare dei programmi condivisi sulla sanità, sui trasporti, sulle infrastrutture e sul turismo e, chissà, magari un domani riuscire a fare anche una provincia di Vasto e Termoli». Quello che è certo è che i termolesi vanno avanti. «Si sta costituendo il comitato e si faranno tutti i passi del caso», conclude Felice.