Emergenza Pronto Soccorso Isernia, la posizione dell’Associazione Isernia Beni Comuni

Lucia Pallotta, portavoce dell’Associazione Isernia Beni Comuni, prende posizione in difesa degli operatori del Pronto Soccorso del Veneziale:
“La situazione raccontata dal primario del Pronto Soccorso del Veneziale evoca un campo di battaglia e le denunce fatte ormai quotidianamente hanno il sapore di un aggiornamento di un bollettino di guerra. Sono ormai noti i motivi per cui la sanità molisana è ridotta allo stato attuale come anche è abbastanza ovvio che la situazione non è più sostenibile né ammissibile in uno stato civile. Ma ciò che ancora riesce a stupire è la pervicace arroganza con cui le istituzioni rispondono alla richiesta di porre un rimedio a questa allucinante situazione.
In un contesto normale, i rappresentanti delle istituzioni dovrebbero dare conto di ciò che accade, giustificare i risultati del proprio operato e porsi quantomeno disponibili a trovare una soluzione d’emergenza per l’immediato. Invece in barba ai più elementari principi di etica e di legge assistiamo a dichiarazioni allucinanti in cui addirittura si nega la realtà e sostanzialmente si accusa di menzogna un primario. E mentre il presidente/commissario fa la voce grossa annunciando centinaia di assunzioni, il suo fido collaboratore Florenzano si spertica a ridimensionare numeri e codici in pronto soccorso. Si liquidano sommariamente le situazioni aggiustando i numerini sui fogli di carta, sono sviste o pretestuose affermazioni quei numeri, allo stesso modo sono sviste o allucinazioni gli elicotteri che vanno e vengono per la transumanza dei malati gravi in altre regioni. Siamo tutti visionari, ad eccezione degli illuminati del palazzo. Non è più il tempo di subire passivamente questo potere che nella migliore delle ipotesi è del tutto indifferente ai bisogni della popolazione e in modo codardo rifiuta di farsi carico di ogni responsabilità. In questo senso affileremo le armi e andremo avanti, come sempre. Ma in questo frattempo credo che sia impossibile non vedere, al di là di tutto, la pochezza morale e l’inconsistenza professionale di queste persone. Tra le tante domande a cui non volete rispondere ce n’è una soltanto che potete tacitare, una soltanto a cui è sufficiente che rispondiate in silenzio, quando siete da soli e nessuno vi vede e vi sente: che pensate di voi e delle vostre azioni?”.