“Emergenza nell’emergenza”, le associazioni di categoria: controlli capillari

Dopo l’insorgenza del recente cluster a Campobasso “c’è un attuale e concreto rischio di ritorno al lockdown”

«Emergenza nell’emergenza…» e dunque necessità di controlli capillari. È quanto chiedono in una nota (inviata alla Procura della Repubblica, al Prefetto di Campobasso, alla questura di Campobasso, al presidente della Regione e al Comune di Campobasso) i rappresentanti di Confcommercio, Unione regionale artigiani e Confederazione Libere Associazioni Artigiane Italiane, Casartigiani Molise, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa e Confartigianato Molise. Lo hanno fatto attraverso i legali Massimiliano Di Grezia e Gianluca Pescolla.

Nella nota hanno rappresentato «la grave situazione fattuale nella quale oggi si trovano le predette Associazioni di Categoria e, soprattutto, le imprese associate per effetto dell’aggravata situazione di emergenza sanitaria in atto, in particolare, nel Comune di Campobasso per l’insorgenza del ben noto recente “cluster” di diffusione del contagio collegato a singolari attività di una parte della comunità cittadina. Come è noto, nei mesi scorsi, tutta la nostra comunità ha dovuto affrontare enormi sacrifici determinati da evento imprevedibile e straordinario; tuttavia, oggi che le autorità governative si apprestano a consentire un progressivo riavvio delle attività imprenditoriali, la grave ed incredibile situazione di rischio nel Comune di Campobasso rischia di determinare un pregiudizio irreparabile al tessuto Economico della comunità. Infatti, una ulteriore limitazione delle attività imprenditoriali, questa volta a livello solo locale, determinerebbe una perdita enorme in termini di competitività delle imprese, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire anche in relazione ai livelli occupazionali tanto faticosamente mantenuti in questi mesi. Quanto sopra è ancora di più aggravato dalla considerazione che la riapertura delle attività esporrà le relative figure garanti, a numerose responsabilità di natura giuslavoristica e penale nella necessaria valutazione dello specifico rischio di contagio cui sono esposti i dipendenti e, pertanto, nell’adozione delle conseguenti e opportune misure di sicurezza. Basti pensare al tema dell’infortunio sul lavoro da Covid 19, nel quale la maggior parte delle imprese commerciali – in particolare quelle con afflusso di clientela – già subiscono la discutibile scelta legislativa di ritenere come causato dal lavoro l’eventuale contagio, salva la prova (difficilissima) del contrario, con addirittura la possibile contestazione di connesse ipotesi di reato. Ebbene, è fuori dubbio che in tale quadro di grande difficoltà, i comportamenti di tutti debbano essere ispirati al rispetto delle regole vigenti, sia per il comune senso civico che dovrebbe accomunare tutti i componenti della comunità e sia per i precisi obblighi giuridici che sono stabiliti dalle norme statali e regionali emanate in questi mesi. Non possiamo prescindere dal prendere atto che a causa della notoria impennata dei contagi, in totale controtendenza ai dati nazionali, a livello regionale il preoccupante fronte delle “potenziali” responsabilità a cui sono esposte le cd. posizioni di garanzia è reso ancora più impervio e difficilmente gestibile per effetto di una sorta di meccanismo di “ricaduta a cascata” su tali figure, che – di fatto – rischiano di dover rispondere in termini risarcitori e di rilevanza penale anche per fatti derivati da omissioni e/o carenze a monte nella scala dell’attuazione delle opportune verifiche e delle specifiche misure preventive per il contenimento del contagio spettanti alle Autorità preposte; il tutto con l’attuale e concreto rischio di un ritorno al “lockdown”, e dunque di una ulteriore compressione della già faticosa ripresa, in caso di valutazione negativa dei 21 indicatori (tra cui il “famoso” R0) da parte del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore della Sanità. Pertanto, lungi ad oggi dal voler addebitare responsabilità alcuna, ma nel prendere atto di quella che a tutti gli effetti è una vera e propria “emergenza nell’emergenza” delineatasi in regione (tanto da suscitare anche I’interesse della cronaca nazionale) non può evitarsi di evidenziare le inevitabili ripercussioni non solo in termini di allontanamento della clientela dalle attività commerciali e dalle imprese limitrofe alle zone di residenza della comunità colpita dal significativo numero di contagi, ma anche degli aspetti organizzativi nell’ottica della prevenzione oltre che della portata, della responsabilità e della valutazione delle conseguenze sul lavoratore. Per le motivazioni sopra esplicitate, allo scopo di limitare il già gravoso pregiudizio subito, i rappresentanti delle categorie firmatarie, per il tramite degli scriventi, chiedono che tutte le Autorità preposte, ciascuna per le proprie competenze, attuino una capillare verifica e vigilanza dell’odierna situazione sanitaria emergenziale, anche con l’accertamento di eventuali responsabilità in caso di omessa attivazione di ogni opportuna attività volta ad impedire e/o prevenire la causa del “nuovo focolaio”, che allo stato rischia di compromettere ulteriormente la condizione di numerosissime attività commerciali ed imprese in termini di sicurezza sul posto lavoro, atteso che la corretta pretesa dell’adeguamento di tutti i luoghi di lavoro ai “nuovi” standard di sicurezza presuppone imprescindibilmente la fattiva ed concreta vigilanza a monte di qualsivoglia circostanza possa porre a rischio I’intera comunità e così la quotidiana utenza delle diverse attività commerciali».

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