Ecumenismo: cosa non è?

Al termine dell’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani propongo una riflessione per aiutarci a fare luce sul concetto di ecumenismo

Forse tutti abbiamo un’idea vaga di cosa possa essere l’ecumenismo, ma sappiamo bene che lo stesso concetto di “vago”, esprime proprio superficialità e confusione riguardo all’argomento di riferimento. A volte il modo migliore per comprendere più a fondo una realtà è liberarci delle idee preconcette, spesso sbagliate e fuorvianti, così da predisporci nel modo migliore ad un salto di qualità nella conoscenza di una determinata tematica.

A tale scopo potremo servirci di un importante discorso che Papa Francesco, ha tenuto durante l’udienza al Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani nel novembre del 2016. Questa proposta, come lo stile del pontefice ci ha abituato, ha un linguaggio semplice ed efficace, oltre a rappresentare una buona sintesi di ciò che durante gli anni, il movimento ecumenico, ha espresso sull’argomento.

Tenendo presente che l’unità é un dono dall’alto e si potrà ottenere attraverso la continua e perseverante invocazione dello Spirito ma, sopratutto, con la conversione personale, cominciamo a descrivere cosa l’ecumenismo non è, per cosi smascherare quelli che vengono definiti “falsi modelli di unità”.

1) l’unità non è il frutto dei nostri sforzi umani o il prodotto costruito da diplomazie ecclesiastiche, ma è un dono che viene dall’alto.

Non bisogna cedere all’ingenuità di sanare ferite secolari dall’oggi al domani, sopratutto se si pensa di poter far questo semplicemente stando seduti attorno a un tavolo e non anche in ginocchio, pregando la Luce affinchè accompagni i passi di chi dovrà avventurarsi per un percorso ancora ignoto, lungo e tortuoso. Qui subentra l’importanza dell’ecumenismo spirituale riguardo al quale, Giovanni XXIII si espresse in maniera efficace: “Questa conversione del cuore e questa santità di vita, insieme con le preghiere private e pubbliche per l’unità dei cristiani, devono essere considerate come l’anima di tutto il movimento ecumenico e si possono giustamente chiamare ecumenismo spirituale” (Unitatis redintegratio, 8). Anche Giovanni Paolo II, soprattutto nell’enciclica Ut unum sint del 1993,  non si è risparmiato nel sottolineare l’importanza delle preghiera per l’unità, come via maestra verso l’unità. Sono molte le figure di fedeli che si sono distinti in questo ambito, tra queste spicca suor Maria Gabriella dell’unità (1914-1936), trappista, che offrì la sua consacrazione, vissuta nella solitudine del suo monastero, meditando e pregando affinché si realizzasse il desiderio espresso dal nostro comune Pastore: “perché tutti siano una cosa sola” (Giovanni 17, 21).

2) L’unità non è uniformità

L’ecumenismo non è uno sterile quanto dannoso tentativo di omologazione ecclesiale. Ciascuna chiesa, fin dall’antichità, ha sviluppato e mantenuto una personale tradizione liturgica e teologica. Questa diversità ha fatto si che venissero coltivati, approfonditi e celebrati aspetti diversi dell’unico mistero di Cristo. Si riesce solo a fatica immaginare quanta ricchezza possa esserne derivata, ma anche quanta responsabilità hanno tutti i cristiani nel dovere di preservare il patrimonio secolare di ciascuna chiesa. La sfida che ne scaturisce è ardua quanto avvincente: coniugare diversità e unità. La diversità riconciliata è la “pista” che Francesco indica per perseguire la via dell’unità, infatti pretendere di uniformare a tutti i costi forme e contenuti è una scelta che si è rivelata sempre controproducente.

3) L’unità non è assorbimento

Il cosiddetto “ecumenismo del ritorno”, inizialmente auspicato da Pio XI nella Mortalium Animos in reazione al rischio di sincretismo confessionale a cui si esponeva l’esordiente movimento ecumenico, non è più una via praticabile dopo il concilio Vaticano II, Infatti, la Unitatis Redintegratio, che comunque mette in guardia dall’indifferentismo, rielabora la posizione della Chiesa sull’argomento, individuando quello che oggi dobbiamo considerare il vero ecumenismo: lo sforzo di condividere un cammino guardando a ciò che ci accomuna: Battesimo, Sacra Scrittura e le professioni di fede dei primi concili. Questo conservando le nostre appartenenze ed evitando uno sterile confronto su quelle che restano le spaccature più profonde. In questa prospettiva è chiaro che il proselitismo non trova posto, in quanto veleno per il cammino ecumenico.  Infine, per riassumere il suo messaggio il Papa si appella a uno dei principi fondamentali: «fare insieme tutte le cose, salvo in quei casi in cui le profonde difficoltà di convinzioni avessero imposto di agire separatamente».

Certamente questo modesto contributo non ha nessuna pretesa di essere esaustivo sull’argomento, ma vuole solo essere un utile contributo alla causa dell’ecumenismo.

Fra Umberto Panipucci

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