Dopo Ancellotti tocca a Gattuso: così difficile allenare il Napoli?

Da un rinnovo contrattuale che sembrava essere solo una formalità per avvocati, la cui presenza è obbligata (non solo consigliata), considerata la ben nota astuzia Delaurentisiana di disseminare di trappole, ( clausole), ogni suo negozio calcistico; allo scontro mediatico di questi giorni che relega la vicenda contrattuale a fatto obsoleto. L’avventura di Rino Gattuso da Schiavonea provincia di Cosenza, all’ombra del Partenope, sembra irrimediabilmente compromessa, anche se nel calcio, mai dire mai. Ma perché Rino ha voluto alzare (mediaticamente) il livello della contesa, contravvenendo al principio del ridimensionamento delle vicende pallonare, ben posto in essere dal suo predecessore, nonché maestro, Carlo Ancelotti? Noi crediamo che non si scappa da due ordini di motivi: il primo, che riteniamo ipotesi minoritaria, chiama in causa la sua voglia di rafforzare la sua già imponente forza mediatica. Il secondo, quello di forzare l’esonero attaccando platealmente il suo datore di lavoro, al quale rimprovera di avergli fatto arrivare la notizia che le sue dimissioni sarebbero state gradite e, l’aver saputo dei sondaggi fatti con suoi colleghi. Che Gattuso si dolga della prima dei due desiderata del presidente ci sembra più che legittimo, valutata anche l’entità del suo contratto ( non arriva a 2 milioni di euro netti), con scadenza peraltro a giugno 2021, con soli 5 mesi da corrispondere. Sulla seconda, per onestà intellettuale, non dovrebbe aver motivo di dolersene perché era successa la stessa cosa con lui. Infatti, conobbe nel giugno del 2019 De Laurentiis alla festa di compleanno del suo maestro Ancellotti, parlò a lungo di calcio col presidente in quella circostanza e si coltivarono nei 5 mesi successivi, accettando anche di soprassedere sulla proposta della Fiorentina che gli aveva chiesto la disponibilità nell’autunno del 2019. Stessa situazione che è accaduta in queste settimane, con l’imprenditore cinematografico-calcistico che, aldilà di quello che ha scritto la maggior parte dei media nazionali (Benitez, Mazzarri), ha invece decisamente puntato sul clamoroso ritorno del “ Comandante” alias.. Sarri, vero e proprio vate del popolo napoletano. Secondo noi, l’ha ben sottolineato sul suo sito il noto cronista di Sportitalia Alfredo Pedullà, vicinissimo alle cose di casa Gattuso, per via dell’amicizia col suo secondo Gigi Riccio, per anni, ospite quasi fisso delle sue trasmissioni. Ed era stato proprio lo stesso giornalista di Reggio Calabria, a sparare la notizia , anticipando le parole del tecnico napoletano, sempre sul suo sito, circa due settimane, fa, che Gattuso non si sarebbe mai dimesso (cosa poi esplicitata da Rino), è che Il buon Dela, avrebbe fatto meglio ad esonerarlo ( aggiungiamo noi, se ne ha il coraggio..). Ma perché poi il tecnico del Napoli , cosa che sembra paradossale, dovrebbe preferire l’esonero al continuare a guidare la squadra? La risposta è che in questo momento storico, aldilà dell’obiettivo fallito della Supercoppa, il Napoli è in piena corsa per tutto, con la possibilità di centrare l’obiettivo minimo stagionale che è l’accesso alla prossima Champions League, cosa non così certa, magari a fine stagione. E De Laurentiis non procede ancora con l’esonero perché teme la notevole forza mediatica del suo allenatore? No. Il Presidente è un personaggio spavaldo è poco condizionabile ma, al momento, gli manca un tassello che fa tutta la differenza del mondo : la risposta affermativa del Comandante, l’unico allenatore capace di mettere tutti d’accordo dalle parti del Vesuvio, compattando di fatto l’esigentissimo ed incontentabile popolo napoletano, così diverso e così distante da quello sabaudo, che lo ripudiò nonostante un tricolore vinto in scioltezza. Come finirà? Se Sarri dovesse convincersi, il cambio si farebbe all’istante, procedendo anche al temuto.. esonero. Altrimenti Dela aspetterà strategicamente tempi migliori per decidere, anche con l’ipotesi di soprassedere, se i risultati sul campo saranno congrui alle sue aspettative.

Francesca Arbotti