Dio si è fatto carne

II Domenica dopo Natale

(Commento a Gv 1,1-5.9-14)

L’inno al Logos è sicuramente uno dei testi più importanti che la cristianità abbia per comprendere la realtà del Cristo Dio e uomo.  Infatti nello scritto è dichiarato esplicitamente che il Verbo è Dio; Egli si è fatto carne diventando uomo. Si dice inoltre che il Verbo è depositario della volontà del Padre ed è il grande artigiano che ha plasmato la creazione. Lui è luce vita, ma viene rifiutato dal mondo, che così si priva di questi doni. Il sostantivo Logos ha una varietà di significati molto vasta: pensiero, parola, enumerazione, ecc. Tutte queste accezioni sono contraddistinte da una caratteristica comune: vita e dinamicità.

L’inno al Logos è stato composto all’interno della comunità giovannea, la quale era, con buona probabilità, anche quella che ha ospitato Maria, la madre di Gesù (cfr. Gv 19,26-27), forse non è solo un caso, se proprio in questo vangelo ci sono molti elementi che ci aiutano a comprendere il mistero del Verbo incarnato e della Trinità. La particolare forma di questo testo, la scelta dei vocaboli e, in genere, del tipo di linguaggio, ha fatto capire agli studiosi che l’inno era una sorta di ponte fra ellenismo e cultura ebraica; infatti, il cristianesimo si è quasi subito contraddistinto per la sua natura universalista. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che il vangelo di Giovanni fosse di natura gnostica, ma non è affatto così. Una caratteristica comune allo gnosticismo è il disprezzo verso tutto ciò che è materia e fisicità, mentre sappiamo bene che “il Verbo si è fatto carne” e che Dio ama il mondo, lo vuole preservare e salvare (cfr. Gv 3,16-18), niente di più “antignostico” dunque. Dio, l’umanità e la creazione, si sono irreversibilmente legati proprio nel mistero dell’incarnazione. Non dimentichiamo che questo “sposalizio” è avvenuto proprio attraverso il concepimento di Maria.

+In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.+

Chi si umilia sarà esaltato” (Lc 14,11). La predicazione del Cristo, proprio come la sua divinità, passa sempre per la sua “carne”: niente di ciò che ha detto è rimasto “proposito” o “teoria”, senza diventare vita. Il testo ci rivela come la logica di Dio si rivela nell’abbassamento, quasi per sfidare quella umana, in cui spesso il protagonismo e l’auto celebrazione fanno da punto di riferimento. Così il Verbo si incarna rendendo il Suo amore visibile e concreto: carne vulnerabile, umile. Eppure ogni cosa è stata fatta per mezzo di Lui. Il Verbo, nella santissima Trinità, è l’Amore che agisce nella volontà del Padre, custode e realizzatore fedele della “theosis” (salvezza e divinizzazione) per opera dello Spirito Santo. L’abisso che, la seconda Persona della Santissima Trinità, deve superare è passare da “una luce inaccessibile” alla spoliazione della sua divinità, fino ad accettare di stare nella mangiatoia dei nostri cuori, che spesso sanno riservargli solo spazi marginali. Un altro schiaffo alla superbia dell’umanità che, troppo spesso, misura la dignità ed il valore in base all’avere e non all’essere. Lui è sceso, per essere “presenza” viva e concreta, per essere la Vite, curata dal Padre vignaiolo, in cui tutti noi dobbiamo innestarci per ricevere la sua linfa di vita: lo Spirito Santo. La “via dell’abbassamento”, così cara a San Francesco e ai suoi più autentici seguaci, è la Luce che Gesù ha portato nel mondo: una strada che si rivela come “Servizio” e “Dono di se”, proposta che l’umanità non accetta e rifiuta, spesso anche nella sua stessa Chiesa, che non è esente dai limiti e dalle debolezze dell’uomo. È vero, molti, almeno nelle buone intenzioni, affermano di voler servire e donarsi, ma lo è altrettanto che gli esiti testimoniano, in alcuni casi, il contrario. Se vogliamo un’umanità nuova dobbiamo imitare, almeno un po’, il Cristo nella sua “donazione” che si è fatta offerta totale e incondizionata. Questo certo non deve essere fatto nell’ingenuità, ma nella piena coscienza e consapevolezza. Tanti nella storia, hanno strumentalizzato l’umiltà di Gesù per convincere le masse a essere passive difronte alle ingiustizie e alla violenza dei vari regimi. Ma il Cristo e i suoi seguaci erano tutt’altro che acritici e passivi difronte al male e al peccato sociale, anche se questo voleva dire inimicarsi gente influente e violenta. Gesù splende di Verità, quella di cui ha bisogno questo mondo, imbevuto ancora di una mentalità che la fugge, nega o cerca di offuscarla quando, per alcuni, diventa imbarazzante.

Accogliamo la Luce, la Verità, la Vita! Facciamo festa a Gesù con l’amore che s’incarna!

Felice Domenica

Fra Umberto Panipucci