Di Venafro e delle sue ricchezze naturali si legge a Taranto con i versi di Orazio che esaltano olio e verde venafrani

Non ci pensano i contemporanei … ed allora vi provvedono i nostri “padri” latini, magnifici progenitori di tutti noi sotto il profilo socio/culturale. A fare cosa? Ad attivarsi sin dall’antichità perché ad inizio di terzo millennio in tanti continuassero a conoscere, dire ed apprezzare  il nome di Venafro e della sua terra rigogliosa di frutti eccezionali, olio in primis, con versi intramontabili che attestano la ricchezza di un territorio verdeggiante tra i più salutari, nonostante voci contrarie dei nostri tempi che parlano di tutt’altro. Ma torniamo senz’altro ai nostri “padri” latini, esattamente ai Carmina di Orazio tra i massimi autori dell’antichità, in questi giorni riproposti a Taranto su pannelli che ricoprono edifici pubblici in ristrutturazione nella Capitale della storica Magna Grecia. Ecco i versi oraziani riportati a Taras o Tarentum, nomi greci e latini dell’antica Taranto : “ … Ille terrarum mihi praeter omnes angulus ridet ubi non hymetto mella decedunt viridique certat baca Venafro” (I Carmina, Libro 2, Ode 6). Versi che tradotti in italiano fanno “ Quell’angolo di mondo più di ogni altro mi sorride, là dove il miele non è inferiore a quello dell’Imetto, e rivaleggia l’oliva con le olive della verde Venafro “. Sapranno finalmente anche i contemporanei fare altrettanto in tema di valorizzazione delle ricchezze naturali ed ambientali di Venafro ? In attesa e nella speranza che tanto avvenga, godiamoci intanto quanto la cultura dell’Antica Roma continua ad elargire alla ricca e verdeggiante terra venafrana!

                                                                                     Tonino Atella