Di Maio al Quotidiano: «Siri deve lasciare, da noi nessuno sconto sulla corruzione»

Il vicepremier questa sera a Campobasso: «Tuteliamo il Sud, nessun rischio con l'autonomia differenziata»

Tornerà in Molise a distanza di un anno. Questa volta per supportare Roberto Gravina nella corsa per il vertice del comune di Campobasso. Il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio sarà questa sera a Campobasso: alle 19.30 in piazza Pepe incontrerà i cittadini del capoluogo per spiegare l’importanza del voto al Movimento 5 Stelle il 26 maggio. Prima di approdare in città, però, dovrà superare lo scoglio del Consiglio dei Ministri. Al cui ordine del giorno ci sarà il caso Siri.
Si andrà allo scontro finale con la Lega e quanto rischia il governo. E non sarebbe stato il caso di evitare dall’inizio la nomina di Siri dal momento che in passato aveva patteggiato per bancarotta fraudolenta?
«Mi auguro che non si arrivi alla conta per salvare la poltrona di un sottosegretario indagato per corruzione. Specialmente considerando tutto ciò che sta emergendo in queste ore, sarebbe una presa di posizione piuttosto grave. In ogni caso sono tranquillo, perché il MoVimento 5 Stelle ha la maggioranza in Consiglio dei Ministri; ne deriva che l’immagine dello Stato e la questione morale saranno salvaguardate, ma anche di responsabilità nei confronti dei cittadini e specialmente nei confronti delle tasse che pagano, non passerà in secondo piano. La condanna di Siri per bancarotta fraudolenta certamente non è passata inosservata, ma stiamo parlando di fatti antecedenti all’insediamento del Governo. Sulla corruzione, invece, parliamo di una possibile condotta portata avanti da posizione interne all’esecutivo: per me e per tutto il MoVimento 5 Stelle è inaccettabile».
Se si dovesse rompere con la Lega, si potrebbe pensare ad un contratto con il Pd, partendo magari dal salario minimo o in questo caso le elezioni sarebbero per voi l’unica soluzione?
«Non si arriverà alla rottura con la Lega perché il quadro è molto chiaro: o Siri si dimetterà, o sarà fatto decadere. Non ci sono alternative a queste soluzioni così come non ci sono alternative a questo Governo. È ovvio che esistano sensibilità diverse, ma finché il MoVimento 5 Stelle ci sarà, sulla corruzione, sulla mafia e su condotte che ledono la dignità dello Stato e le tasche dei cittadini non ci si sposterà di un millimetro. Abbiamo convissuto vent’anni con leggi ad personam e corruzione, se qualcuno pensa che si possa tornare a quell’epoca si sbaglia di grosso, così come chi pensa che non si possa o non si debba parlare di questi argomenti. Avremo dei difetti, come tutti, ma l’omertà mai; nessuno ci tapperà la bocca per calcoli politici. Quanto al PD, stiamo parlando di un partito il cui nuovo corso si concretizza nella proposta di innalzamento degli stipendi dei parlamentari e di ripristino dei vitalizi. Una proposta prima smentita, poi rivendicata, poi ritirata e ora nuovamente rivendicata. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro».
Europee e salario minimo i prossimi due obiettivi del Movimento. Si cambia l’Ue solo con meno austerity e dove si collocherà il Movimento nell’Europarlamento? Lontano dall’estrema destra di Salvini e Orban?
«Il PD ha fatto partire la campagna elettorale per le Europee con Pierre Moscovici, uno dei falchi dell’austerità. In questo senso europeisti e sovranisti sono la stessa cosa, specialmente quando scelgono di non riformare il Trattato di Dublino, quindi creando il problema dei migranti, o quando scelgono di appoggiare politiche di austerità. Al Parlamento europeo, in questi anni, le scelte delle parti cosiddette contrapposte sono state le medesime: si sono rifiutati di redistribuire i migranti e di dare respiro economico ai Paesi in difficoltà. Questi sono fatti e voti espressi a Strasburgo, non parole da campagna elettorale. Allearsi con Orban vuol dire consegnarsi a chi non vuole redistribuire i migranti, condannando l’Italia ad essere il campo profughi d’Europa, e sedersi allo stesso tavolo di chi si è messo di traverso alla nostra legge di bilancio. In altre parole temo che per qualche poltrona in più alcune forze politiche abbiano deciso, come ogni elezione europea, di andare contro gli interessi degli italiani».
Quando si avrà contezza dell’incidenza che ha avuto il Reddito di Cittadinanza, sia in termini di supporto sociale, sia in prospettiva dell’aumento del Pil?
«Ci sono già centinaia di testimonianze sul reddito di cittadinanza di persone a cui è cambiata la vita. Cittadini che erano stati dimenticati e che oggi tornano ad avere una speranza nel futuro. Naturalmente alcuni media, non tutti ovviamente, preferiscono tacere su questo. Ma non ha importanza finché ci saranno migliaia di persone che ci ringraziano e ci dicono di andare avanti. Per il PIL bisogna attendere che gli effetti siano dispiegati completamente, presumibilmente alla fine del prossimo trimestre. Abbiamo sempre detto, in ogni caso, che gli effetti della manovra e dei decreti crescita e sbloccacantieri – costruiti dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dei Trasporti – arriveranno nel terzo trimestre. Intanto ci godiamo gli effetti del decreto dignità, grazie al quale abbiamo un boom di contratti a tempo indeterminato, la riduzione della disoccupazione migliore in Europa».
Ministro come il Movimento 5 Stelle tutelerà il Sud dall’autonomia differenziata leghista?
«Come ho già avuto modo di dire, non permetterò che un’autonomia differenziata crei una spaccatura insanabile tra Nord e Sud, creando a sua volta una sanità di serie A e di serie B, scuole di serie A e B, e così via. L’Italia è una e indivisibile».
Saranno queste le ultime amministrative senza apparentamenti con altre liste? Prima del vostro stop il Movimento 5 Stelle locale stava dialogando con una civica, credete che il civismo possa essere un valore aggiunto?
«Come MoVimento 5 Stelle abbiamo fatto una riflessione che stiamo portando avanti seguendo un percorso: non possiamo più scontrarci da soli con accozzaglie di liste a livello locale. Anche se questi carrozzoni di centrodestra e centrosinistra si dimostrano poi incapaci, talvolta, perfino di formare una giunta. Ovviamente servirà un controllo serio Regione per Regione, certamente non imbarcheremo dei “porta voti” come le altre forze politiche. Ma pensare di sconfiggere delle armate, a volte composte da più di dieci liste, senza una struttura è impossibile. I numeri ce l’hanno dimostrato dall’inizio della nostra storia. Inoltre, visti i risultati dei cosiddetti vincitori, più interessati alle poltrone che al bene pubblico, questo è un dovere anche nei confronti dei cittadini». mdi