Di Lucente rinviato a giudizio. Il consigliere: solita macchina del fango

Accusato di aver chiesto 150mila euro di finanziamento alla Regione, a valere sui fondi Por-Fesr, senza averne diritto, Andrea Di Lucente comparirà davanti ai giudici di Isernia il prossimo 10 marzo. All’epoca dei fatti, nel 2012, la società Gam Consulting, di cui Di Lucente era amministratore, chiese dei fondi alla Regione. Ottenne un finanziamento da centocinquantamila euro, ma realmente ne avrebbe incassato solo cinquantamila. In seguito ad un’indagine, nel 2017, la Guardia di Finanza avrebbe accertato che la Gam aveva sede a Cassino e non in Molise, quindi per le Fiamme Gialle non c’era il diritto ad ottenere i fondi richiesti, destinati ad aziende molisane, nonostante la presenza di un ufficio dell’azienda a Isernia, cosa che venne contestata dagli inquirenti. Dopo che la Regione, informata dei fatti, dispose la revoca del finanziamento, la Gam restituì spontaneamente anche i cinquantamila euro ottenuti, avviando però una causa civile di rivalsa contro la Regione stessa al tribunale di Campobasso. Contestualmente l’indagine della Finanza di Isernia produsse una richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura. Il Gup aveva fissato l’inizio del processo contro il presidente della Prima Commissione già nel 2020, ma, causa Covid, la prima udienza è slittata al 10 marzo 2021. È bene precisare che Di Lucente va a giudizio come imprenditore e non come amministratore regionale, in quanto i fatti si riferiscono al periodo che va dal 2012 al 2017, ben prima della sua elezione a Palazzo D’Aimmo. Intanto il presidente della Prima Commissione, sulla sua bacheca Fb si difende così:
“La macchina del fango si è azionata. Puntuale come ogni volta che dico la verità, che alzo il velo sugli scheletri altrui. Questa macchina del fango parte ogni volta che pronuncio un nome. Il solito, lo stesso di sempre. E’ successo in passato, succederà in futuro. Lo fanno perché quando uno dice la verità e non si può ribattere alla verità o negarla, allora si attacca la persona. Si rimesta nel passato, si ingigantiscono episodi. Farebbero di tutto pur di non farmi dire la verità. Tentano di screditarmi con mezzucci da “basso impero”. Anzi, mezzucci da barbari maldestri. Vorrebbero far credere alle persone che non sono autorevole pur di non svelare gli scheletri che hanno nell’armadio. Quando ho fatto il mio intervento in consiglio regionale ho avviato il conto alla rovescia per capire quanto tempo ci avrebbero messo i fake di internet ad accorrere in soccorso del “re nudo”, del grande manovratore che usa il lato buio di internet per le vendette politiche. Ci hanno messo un giorno e mezzo. Mostrando ancora una volta che non hanno nulla di libero, ma sono solo le scudiere del sovrano caduto in disgrazia. Facessero. La verità la continuerò a dire. Non sarà di certo un fake nato sul web e che si nasconde dietro all’anonimato a fermarmi. Chi usa le tenebre e non ci mette la faccia non merita nemmeno d’essere considerato. Io dico la verità la verità e lo faccio assumendomene le responsabilità. Sempre”.