“De senectude” con le considerazioni dell’insegnante venafrana Rosaria Alterio

Dell’insegnante delle generazioni trascorse la venafrana Rosaria Alterio, attenta all’evoluzione del tempo e dei costumi, ospitiamo interessanti considerazioni sulla “senectus”, la vecchiaia. “Si è vecchi…! Perché si esita sempre –s’interroga la docente – nel pronunciare questa parola e si sceglie poi il termine “anziani”? Secondo me il termine “vecchiaia” non è irriverente o addirittura dispregiativo, racchiude invece la forza della vita, spesso la saggezza e quasi una sorta di regalità. Già Omero, definendo Priamo il “vecchio re”, aggiungeva regalità alla regalità. Si è vecchi quando un nipotino non ti corre più dietro per una favola, o quando, più grande, in qualche rara visita col contagocce e senza tralasciare la sua appendice, lo smartphone, ti chiede velocemente: “Tutto a posto, nonna?”, e senza aspettare nemmeno una bugia per risposta, vola via…! Quando i figli non ti chiedono più un parere, ma solo ricordarti se hai ingerito quella pillola..! Quando non trovi più un’ amica con la quale uscire perché chi ha l’anca traballante, chi un inizio di alzhaimer…! La depressione? La mestizia di essere al capolinea? La conclusione? Non è mai concluso niente finché si è sotto il sole. Se hai la fortuna di avere gambe che ti reggono con una certa stabilità, magari affidandoti con disinvoltura anche ad un bastone, esci da sola, senza giri di telefonate e con la testa piena di farfalle.  Procedi tranquilla, senza accelerare il passo e non per il buio imminente, ma perché, se Dio vuole, a qualsiasi ora torni, a casa ti aspetta paziente quel libro perché “sa” che non lo puoi leggere tutto d’un fiato, come ai bei tempi, ma lo devi ora centellinare come un buon bicchiere di vino, per via anche di quella “mezza luna” che ne piega dolcemente le righe (sarà una cataratta in agguato?). Anche un po’ di trasgressione fa bene a quell’età, lo dice anche Veronesi in un suo libro. Ma, a settanta (e passa!) che trasgressione si può avere? Importantissimo … avere sempre un progetto in cantiere, lo ricordava spesso la Montalcini. Non sarà certo la costruzione di un ponte, ma qualcosa in versione “più ridotta”, magari rinnovare qualche piantina di fragole nel vaso sul terrazzo, partecipare con entusiasmo a quella associazione di giovani donne coinvolgenti che vogliono sapere tante cose sul passato. Dimenticare i torti che si ricevono tutti i giorni e chiuderli in un bugigattolo oscuro col coperchio di ferro. E parlare con la luna. Ha tutto il tempo e la calma del mondo per ascoltarti e non si sognerà nemmeno di farti presente che quell’episodio glielo avevi già raccontato l’altra volta”. Quindi la conclusione del Rosaria Alterio/pensiero, pozzo di saggezza e cultura : “ Resta la grande curiosità di scoprire cosa c’è “dopo”. E se non c’è nemmeno un brandello di vista, di pensiero, di percezione o di altri accidenti? Niente panico. Parafrasando solo per un attimo Herman Hesse, in Siddharta, provvederà il “fiume del divenire” a trasportarci nella sua corrente dove si mescolano voci allegre e di pianto, voci infantili e virili, lamenti, grida di collera… Tutto il bene e il male del mondo. Quel fiume è la musica della vita. E se si è “invecchiati alle intemperie della vita con dignità e stile”, ma anche con amore e coraggio, con gioia e tolleranza, ci si lascerà trasportare con dolcezza perché, in quella musica, anche senza consapevolezza, non ci sarà una nota stonata”.

                                                                             Tonino Atella

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