David Quammen a Poietika: “Covid, non dobbiamo dimenticare e prepararci al peggio”

La prima giornata della sesta edizione di Poietika Art Festival è stata dedicata al tema della pandemia da coronavirus con il qualificato dialogo tra David Quammen, giornalista e scrittore americano sulla scena mondiale con il suo libro inchiesta del 2012 “Spillover” e la professoressa Fabrizia Abate, docente di Filosofia Morale dell’Università degli Studi del Molise.
L’evento organizzato dalla Fondazione Molise Cultura seguito dal vivo dal pubblico dell’auditorium del Palazzo Gil e in streaming sul canale facebook Poietika, ha visto l’ospite in collegamento dal Montana, rispondere alle sollecitazioni provenienti dalla sala, riguardanti il suo lavoro che preannunciava in largo anticipo l’arrivo di una pandemia mondiale proveniente dalla Cina. Dal traffico di pangolini all’annuncio della prossima catastrofe pandemica, ovvero il Nex Big One, fino alla diffusione di Nipah, Ebola, SARS, o di virus dormienti e ancora solo in parte conosciuti. “Quando ho iniziato a lavorare su Spillover – ha detto Quammen – i ricercatori interpellati mi hanno parlato della possibilità che i virus degli animali selvatici potessero infettare l’essere umano ed è venuta fuori la parola coronavirus. Questo è stato il prossimo Big One, ma c’è la possibilità che ne arrivi un altro ancor più pericoloso. Oggi possiamo festeggiare ma dobbiamo aspettarci il peggio”. Per Quammen gli errori sono evidenti: “Non c’è stata una risposta rapida da parte delle leadership mondiali che hanno sottovalutato gli effetti tragici della pandemia. Molti politici sono più preoccupati per le conseguenze delle prossime elezioni che di quelle della salute pubblica, poichè è molto costoso combattere una pandemia. Dimentichiamo troppo presto – ha concluso Quammen rispondendo alla domanda della professoressa Fabrizia Abate – l’unica strada che abbiamo è quella di insegnare bene la scienza ai nostri bambini e quali sono le conseguenze di una simile pandemia. La speranza risiede unicamente nelle generazioni future: ma solo se noi riusciremo a fare tesoro di questa esperienza, non dimenticando appunto”.
In serata il concerto appassionato dei Lovesick Duo, formazione composta da Paolo Roberto Pianezza alle chitarre e lap steel e Francesca Alinovi al contrabbasso che ha portato il folto pubblico accorso nell’auditorium campobassano, nelle atmosfere dell’America degli anni ’40-‘50: con il loro sound, abbigliamento e strumenti musicali vintage, con un repertorio di canzoni tratte dai loro album e alcuni classici (Chuck Berry, Hank Williams su tutti) toccando i temi più cari alla country music e al rock’n’roll come l’amore, il tradimento e il divertimento sfrenato.