Da queste ceneri è tempo di risorgere

Anche in questo periodo difficile, è arrivato il mercoledì delle ceneri. Più che mai questa quaresima attende una Pasqua di resurrezione… per tutti;  cerchiamo dunque di prepararci bene. Normalmente associamo questo tempo all’idea di penitenza, carità, digiuno e astinenza; infatti è questo il periodo dell’anno liturgico in cui tutti i cristiani cattolici, dal VI secolo, durante il pontificato di Gregorio Magno,  sono chiamati a vivere tali pratiche ascetiche. Le origini di questo rito, oltre che nell’Antico Testamento (cfr. Gb 42,6; Gio 3,6; ecc.), vanno ricercate presso le più antiche culture dell’umanità. La cenere ha infatti un valore simbolico universale presso tutti i popoli, essa rappresenta per eccellenza la morte e l’annichilimento. Prima  che il rito fosse imposto a tutti, esso, durante i primi secoli, era riservato ai peccatori pubblici (espulsi dalla comunità per gravi mancanze) che venivano segnati con la cenere, all’inizio della Quaresima. Si suppone che tale simbologia auspicasse una rinascita dalla morte spirituale, così come, a volte, il fuoco risorge dalle ceneri (si pensi al mito della Fenice). Certo ci si potrebbe chiedere che senso possa avere quello che, agli occhi di uno sguardo superficiale, non sembrerebbe altro che un “tributo di dolore”. Non è però affatto questo il senso della penitenza quaresimale, e vedremo perchè.

Convertitevi e credete al Vangelo! (Mc 1,15)

Il testo biblico della CEI utilizza il termine “convertitevi” per tradurre dal greco “metanoèite”, che, tradotto letteralmente, significa: “cambiate mente, cambiate pensiero”; ciò, accostato all’esortazione alla fede nel Vangelo, vuol dire rivoluzionare la propria visione delle cose nella prospettiva indicata da Cristo. Il verbo convergere, ci fa pensare a un movimento che va dalla dispersione all’unità, al fine di ricostruire la propria esistenza su un fondamento saldo. Convertirsi vuol dire maturare, riprendere in mano la propria vita e rindirizzarla . Credere al Vangelo, ovvero decidersi per la proposta di Gesù: osare la sfida di una vita nuova, capace di rivoluzionare la scala di valori che determina i nostri comportamenti quotidiani.

I credenti vivono questo tempo in maniera più austera per ricentrare la propria vita attorno ai valori fondamentali della loro spiritualità. Essi si adoperano per far si che i loro sforzi si incentrino nel processo di imitazione di Cristo. Contemplando la Passione approfondiscono il mistero della Salvezza, la buona novella della resurrezione, l’immenso amore di un Dio che non risparmia niente di se per le sue creature, donando ciò che gli è più caro: il Figlio. Siamo esortati ad adoperarci per la costruzione di un mondo migliore, che sia il più possibile “Regno di Dio”. Ci si impegna, detto sinteticamente, ad amare come Lui ci ha amati.

Si può donare solo quello che si ha, ecco perché bisogna essere liberi, “padroni” di se stessi: a questo serve l’ascesi (o penitenza). Essa è necessaria per intraprendere un vero e concreto cammino di fede. Ciò non vuol dire essere fachiri, o atleti dell’auto dominio, ma piuttosto acquisire la capacità di resistere a ciò che ci distrae dall’essenziale. Tutto ciò aiuta anche ad avere la forza di frenarci quando stiamo facendo del male a noi stessi o, peggio ancora, a qualcun altro. L’ascesi-penitenza non è dunque solo un semplice retaggio dell’antichità, ma un prezioso strumento per la crescita umana e spirituale.

Se pensate di essere troppo deboli per rinunciare a vari surrogati di felicità e dare valore alla vostra vita, vi prego di ribellarvi a questa convinzione. Dichiarate guerra al ristagno esistenziale, alla sfiducia nei valori. Difendete la vostra dignità di figli di Dio. Non cedete alla tentazione del fatalismo, se non per voi stessi almeno per chi vi ama, e se anche non ci fosse nessuno, sappiate che c’è un’altra solitudine, proprio come la vostra, che attende un incontro.

Felice quaresima.

Fra Umberto Panipucci