Da custodi del Sepolcro a testimoni della Resurrezione

PASQUA DEL SIGNORE

(Gv, 20, 1-9)

Come viviamo il nostro rapporto con la fede nella resurrezione? Custodiamo e tramandiamo staticamente delle tradizioni o ci sforziamo di essere dinamici testimoni del Risorto? All’inizio di questo racconto Maria di Magdala va ad imbalsamare un morto, così che il vuoto della tomba la getta nella disperazione piuttosto che nella speranza. Anche Pietro e il discepolo che lo segue non sanno fare altro che constatare la scomparsa del corpo. La cultura mediterranea ha grande rispetto per i resti dei defunti, questo già prima della resurrezione di Cristo (altrove in antichità, sia nel nord Europa che in oriente, veniva preferita la cremazione). Forse questo retaggio storico ci distrae dall’essenza della nostra fede? I discepoli di Gesù pensavano di continuare a venerarlo custodendo la sua tomba e trasformandolo in una mummia, sminuendo il cuore dei suoi insegnamenti, cioè che egli era la resurrezione e la vita (cfr. Gv 11,25). Se siamo custodi del sepolcro tutto deve rimanere com’è o ciò che è passato andrà irrimediabilmente perduto; se invece crediamo nella resurrezione le cose possono cambiare perchè ciò che è stato ancora continua ad essere nella dinamicità dello Spirito, che vuol trasfigurare noi, la storia ed il mondo nella luce della resurrezione.

+Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.+

L’evangelista Giovanni, a differenza dei sinottici, concentra l’attenzione su Maria di Magdala (la Maddalena) omettendo la presenza dell’altra Maria (parente di Gesù) e citata dagli altri vangeli: le donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea. A questo proposito dobbiamo tener presente che la priorità di Giovanni è sempre quella di trasmettere dei contenuti di fede, piuttosto che una semplice cronaca. In Maria di Magdala possiamo vedere rappresentata quell’umanità che, proprio perché riscattata dalla morte spirituale (e sociale), sa rimanere grata e fedele  nonostante le avversità, sapendo serbare la speranza nel cuore. Andare a completare i riti di sepoltura e imbalsamazione, pratica costosa, destinata a ricchi e notabili, rappresentava l’estrema volontà di onorare e mantenere idealmente in vita il defunto, conservandone la memoria in modo degno e duraturo. Quando la donna si reca al sepolcro, Giovanni tiene a sottolineare che era ancora buio: la luce della  resurrezione ancora non illuminava la comunità che aveva seguito Gesù, come testimonia il resto di questo brano.

+Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».+

Il cuore della Maddalena (liberata da sette demoni: cfr. Mc 16,9; Lc 8,2) era pieno di rispetto e amore per Gesù, colui che gli aveva restituito la dignità e la vita, ma il suo stupore per l’avvenimento denuncia la mancanza di Speranza nella resurrezione preannunciata, deficit che, del resto, condivideva con tutti gli amici e i discepoli del Maestro, del resto si tratta di una reazione del tutto comprensibile. Forse, ancora oggi il cuore di molti pii cristiani è simile a quello della Maddalena prima di essere irradiata dalla luce del risorto; si rischia, infatti, di essere custodi della santa memoria di Gesù e quindi più della sua sepoltura che della gloriosa Resurrezione. La vera fede dovrebbe renderci intrepidi e distaccati dalle vanità, testimoni coraggiosi e impavidi, non semplicemente ostinati cultori delle pie tradizioni, ciò non tralasciando tutto il rispetto e l’attenzione che meritano. Il Vangelo porta il fuoco sulla terra, anche se con il suo stile caratterizzato dalla mitezza e dal rifiuto della violenza.

Interessante è notare l’assenza della Madre, ciò pur essendo stata presente sotto la croce e quindi probabilmente ancora a Gerusalemme (cfr. Gv 19,25); fatto inspiegabile o forse era  già consapevole dell’avvenuta resurrezione? Non ci sono fonti per affermarlo, ma a me, e molti altri, piace pensare che sia avvenuto proprio questo.

+Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.+

Il discepolo amato, perchè più agile, corre con maggiore velocità di Pietro, ma non entra nel sepolcro, forse ha paura? Non osa sperare l’inimmaginabile? O, essendo più giovane, intendeva dare la precedenza a Pietro?  L’evangelista concede un grande riscatto a colui che  aveva rinnegato il suo maestro. Pietro vince il senso di terrore e sgomento e avanza con coraggio nel buio, per primo entra nel sepolcro.

+Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.+

Pietro e il discepolo “vedono e credono”, ma solo una volta entrati e non ancora nella vera resurrezione; infatti il privilegio di incontrare per la prima volta il Risorto, non spetterà a loro, ma a Maria di Magdala (cfr Gv 20, 11-18), che, intanto, restava fuori, sconvolta e confusa. i due discepoli notano all’interno del sepolcro che l’unica cosa mancante era il corpo di Gesù, i teli e il sudario erano là; se quel corpo fosse stato rubato non avrebbe avuto senso toglierli (per ovvi motivi) ecco il motivo della sottolineatura voluta dall’evangelista.  La vera fede maturerà solo dopo aver vissuto l’esperienza diretta della resurrezione ed in questo, come abbiamo già detto, saranno preceduti dalla Maddalena, forse grazie all’amore intenso che quest’ultima provava nei confronti del suo maestro.  Lo Spirito da allora continua a gridare all’umanità questa grande speranza attraverso i suoi clamorosi segni, perchè la nostra vita non si proietti sul buio telo della morte, che ci spinge a cercare tutta la nostra felicità negli insufficienti beni terreni: “Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo” (1Cor 15, 32). Se la nostra Speranza supera la morte essa risplende nella nostra vita, forse anche in un modo non sempre evidente alla logica di questo mondo.

FELICE PASQUA A TUTTI

Fra Umberto Panipucci