Da avvocato a vincitrice di un concorso letterario, la storia di Monia e del suo “Mondo malato di Enrico”

Dalla formazione come avvocato alla passione per la scrittura fino alla vittoria di un concorso letterario e alla pubblicazione del suo primo racconto. Una parabola ascendente e di grande successo per la termolese Monia di Toro che ha visto pubblicato il suo racconto “Il mondo malato di Enrico”. Nell’intervista, che pubblichiamo in alto, Monia racconta come si è approcciata alla scrittura, la nascita del suo blog, l’aiuto alle donne che stanno vivendo situazioni di difficoltà. Le stesse che, poi, sono state riassunte nel racconto di un amore “spento, ormai morto nella routine. La storia di un amore tossico, difficile da chiudere, ne vengono fuori – racconta l’autrice – una serie di emozioni della protagonista, rabbia e solitudine. Grande frustrazione. Difficoltà nell’affrontare una chiusura, paura del distacco. Situazioni in cui tanti di noi si sono trovati che consentono di identificarsi. Questo li rende molto autentici. I miei racconti sono storie di vita. Parlano di storie complicate su temi importanti come la violenza di genere, ma anche di storie comuni, in cui ognuno può conoscersi e riconoscersi. Il lettore nelle mie storie può immedesimarsi nell’emozione che si nasconde dietro ogni azione e reazione”.  

Ciao Monia, hai vinto la pubblicazione di un racconto con una casa editrice. Raccontaci, come nasce questa passione?

“Innanzitutto ti ringrazio te e il Quotidiano del Molise per l’opportunità, che mi consente di condividere il mio piccolissimo successo, che mi ha anche in parte sorpreso. Ho una formazione da avvocato che si collega solo indirettamente alla recente scoperta della mia passione per la scrittura. Mi sono sempre interessata alle dinamiche relazionali, ho letto tanto di psicologia, tanto sulle relazioni conflittuali, sia dal punto di vista giuridico ma soprattutto dal punto di vista psicologico. Nel corso degli anni, mi sono accorta di avere l’attitudine per la relazione d’aiuto nel suo complesso. Ritengo che la scrittura sia una forma di autoterapia, un modo per focalizzare, liberare le emozioni acquisire maggiore consapevolezza e controllo di sé, attraverso la conoscenza che la scrittura consente di avere di sé stessi”.

Come hai sviluppato la tua scoperta, come sei giunta al concorso?

“Ho creato inizialmente un gruppo su Facebook in cui davo consigli legali alle donne vittime di violenza o donne incastrate in rapporti tossici, dinamiche di difficile soluzione. Le invitavo anche a scrivere il racconto delle loro storie dalle quali traevo spunti. Così aiutavo loro da un duplice punto di vista. Sia dal punto di vista giuridico sia da un punto di vista terapeutico. Aiutavo loro a liberarsi ma aiutavo anche me. Nel corso dello scorso lockdown, avendo più tempo a disposizione, ho partecipato ad un corso online, dal quale ho appreso un po’ di tecnica di scrittura, e così ho iniziato a scrivere questi racconti in parte tratti da pezzi di vita autentici in parte rielaborati o inventati da me. Per gioco, per sfogo, per aiutare, perché mi piaceva. Ho partecipato, per divertirmi, a due contest afferenti il Covid, un tema un po’ diverso, organizzati dalla scuola dell’editoria di Firenze e li ho vinti entrambi. Due miei brevi racconti sono stati pubblicati su due ebook scaricabili gratuitamente su Amazon. E lì mi sono stupita. Poi, ho fatto leggere qualcosa agli amici e tutti mi davano pareri positivi ed entusiasti. Cosi ho continuato, ho aperto un blog da poco, che si chiama Mylifeup, sul quale ho iniziato a pubblicare gli elaborati che ho prodotto in questi mesi. Questo ultimo concorso, mi è apparso sulla home di Facebook, e, sempre senza aspettative ma per il solo gusto di partecipare, ho mandato uno dei miei ultimi scritti. A sorpresa è arrivata la notizia che è piaciuto anche questo e che addirittura sarà insieme ad altri racconti selezionati, in un libro in vendita nelle librerie, nelle fiere, online”.

Di cosa parla questo racconto?

“Sono molto legata a questo racconto, che  stato pubblicato da Historica edizioni (qui il link dove poterlo trovare). Una casa editrice nata nel 2003, indipendente, attenta a una scrittura di qualità. Il che è assolutamente lusinghiero per me, che sono una neofita della scrittura. È il breve racconto di un amore, spento, ormai morto nella routine. La storia di un rapporto tossico, difficile da chiudere. Ne vengono fuori una serie di emozioni della protagonista, rabbia, solitudine. Grande frustrazione. Difficoltà nell’affrontare una chiusura, paura del distacco. Situazioni in cui tanti di noi si sono trovati che consentono di identificarsi. Questo li rende molto autentici. I miei racconti sono storie di vita. Parlano di storie complicate su temi importanti come la violenza di genere, ma anche di storie comuni, in cui ognuno può conoscersi e riconoscersi. Il lettore nelle mie storie può immedesimarsi nell’emozione che si nasconde dietro ogni azione e reazione. Ognuno di noi può trovare una parte di sé nelle storie dei miei protagonisti”.

Progetti per il futuro?

“Ho capito negli anni di essere particolarmente interessata agli aspetti psicologici nella risoluzione dei conflitti, di essere predisposta naturalmente alla mediazione, all’ascolto, ho scoperto questo desiderio di aiutare le persone anche attraverso varie modalità che si possono collegare. E ho scoperto che amo scrivere. Nel futuro chissà, vorrei incastrare questa mia passione anche alla mia professione, o in ogni caso aiutare, in qualche modo gli altri con maggiore attenzione all’universo femminile. Vedremo come. Mi piace mettermi in gioco, mi ritengo piuttosto eclettica. E poi un giorno un romanzo, chissà, chi può dirlo, non pongo limiti alle sorprese che può riservare la vita”.