Covid, un anno dopo il primo caso

di Marianna Meffe

20 febbraio 2020: una data storica.

A quei tempi si pensava ancora che il virus fosse cinese quando, all’improvviso, si registra il primo paziente italiano per Covid, in quella che diventerà la tristemente famosa Codogno. Nessuno riesce a credere a quel tampone positivo in un uomo, Mattia Maestri, che non è neppure stato in Cina. Ma poi, come spesso succede, le evidenze smentiscono le credenze: dopo pochi giorni, anche i medici che hanno curato Mattia sono positivi.

Ma non c’è tempo per lo stupore, bisogna correre più veloci del virus: il primo marzo la Lombardia entra in lockdown totale. Gli italiani assistono con il fiato sospeso, si spera che l’epidemia resterà circoscritta a quell’unica area. Solo una settimana dopo, tutta l’Italia sarà dichiarata zona protetta.

Quello fu il tempo della prima quarantena, quella pesante, dove per le vie della città sfilavano i camion dei morti e dove, per due mesi, ci siamo sentiti tutti accomunati dal nostro impegno collettivo di difendere la patria: come vecchi amici ci siamo messi a cantare sui balconi e a videochiamare parenti dispensi ai quattro angoli della Terra. Medici e infermieri erano ancora i nostri “Eroi in corsia”: ci siamo commossi di fronte alle immagini dell’infermiera che, sfinita, si addormenta sul tavolo d’ospedale, camice e mascherina ancora addosso.

Dopo un anno da allora ci troviamo a fare i conti con i negazionisti del covid e con i no-vax, come se i 95.235 italiani morti fossero stati polvere. Forse non ne siamo usciti del tutto migliori.

Ma lo spirito che ci ha portato a cantare l’inno d’Italia sui balconi insieme ai vicini non è svanito nel nulla. E magari la stanchezza che proviamo adesso, dopo un anno di una pandemia che ha stravolto le nostre vite, non ci permette di vedere la luce in fondo al tunnel.

Eppure quella luce c’è, perché oggi abbiamo grandi armi per combattere il virus: la conoscenza, la consapevolezza e, ultimo ma non ultimo, il vaccino. Di nuovo dobbiamo affidarci a quelli che sono stati gli eroi della prima ondata e che in realtà non ci hanno mai abbandonato, insegnandoci che, se usciremo da questa pandemia, ne usciremo solo insieme.

Oggi, nella prima giornata nazionale dei camici bianchi, è giusto ricordarcelo.