Covid panacea o insidia per l’essere umano?

di Niccolò D’Oro

L’obbligo di restare a casa ha stravolto la quotidianità di tutti noi e ha avuto un forte impatto sulle nostre giornate e sul modo di passare il tempo. Il primo effetto è stato quello di ripiegare sulle attività possibili all’interno delle mura domestiche – senza rinunciare alla creatività – e di cogliere questa occasione per dedicarsi a quanto rimandato da tempo. In particolare gli adolescenti hanno vissuto uno scenario fatto di didattica a distanza, meno occasioni per socializzare, azzeramento o quasi delle attività sportive e di intrattenimento fuori casa. La conseguenza? Sono aumentate le ore trascorse davanti a computer, tablet e smartphone per restare in contatto con amici e compagni di classe, studiare, e giocare su WhatsApp e Skype, sulle ormai diffusissime piattaforme per videochiamate di gruppo (Zoom, Google Meet e Microsoft Teams) e quelle per il gaming in streaming come Playstation Now o Google Stadia. Ed è in questo conteso che si sono “spalancate” le porte ai cybercriminali che hanno automaticamente realizzato nuove occasioni di attacco, aumentando i rischi di un utilizzo imprudente e non controllato di piattaforme di messaging, siti di gaming e soprattutto social network: condivisione con estranei di dettagli personali, cyberbullismo e cyber pedofilia, contenuti inappropriati, accesso a siti Web malevoli e molte altre ancora. Di contro tutto ciò ha anche permesso ai giovanissimi di apprezzare la didattica a distanza che presenta diversi vantaggi, tra cui la sveglia più tardi, l’assenza di spostamenti ma, soprattutto la maggiore elasticità dei tempi di studio. Può sembrare strano ma in casa, se le condizioni lo permettono, si riesce a stare più attenti e concentrati: l’ambiente è più tranquillo e si soffre meno di ansia da prestazione. Intanto nelle prime settimane di quarantena abbiamo visto tutti le immagini della natura che si riprendeva i suoi spazi, delle acque più limpide nei mari e nei fiumi liberi da smog, del cielo terso pure nelle zone più industrializzate e solitamente inquinate della Cina. Non era solo suggestione: si guidava di meno (o per nulla), gli aerei non volavano, le grandi navi non trasportavano merci da un capo all’altro del mondo e tutto questo ha avuto evidenti benefici sulla riduzione dei livelli di inquinamento.