Covid in Molise : buona o cattiva gestione?

di Salvatore Robertucci, Nicola Ciocca, Giuseppe Cofelice

Il Covid in Molise si è presentato il 2 marzo 2020: il primo caso ha visto protagonista una signora di 60 anni ricoverata subito nel reparto Malattie infettive dell’ospedale “Cardarelli”. Da quel giorno in poi, la situazione non poteva che peggiorare arrivando a quota tre cifre il 25 ottobre 2020, giorno in cui si sono registrati i 100 contagi. Dopo questo record, il 25 dicembre l’Rt italiano era sotto 1 in tutte le regioni tranne Veneto e Molise. Da questo momento cos’ha fatto la regione Molise per evitare un ulteriore peggioramento? Nulla che non sia stato decretato dai Dpcm susseguitesi durante l’anno presentati dal presidente del Consiglio. Scelta giusta o poco adeguata alla situazione che il Molise, a differenza di tutte le altre regioni, stava vivendo? Questa è una delle domande più frequenti che un cittadino molisano si pone in questi ultimi giorni, mentre è costretto a passare le sue giornate segregato in casa. Il presidente della regione Molise Donato Toma, capisce di dover intervenire forse solo dopo che la sua regione ha toccato il fondo. Dopo questo periodo caratterizzato da un Rt sempre sopra 1 e con l’avvento della variante inglese, gli ospedali molisani entrano in crisi riempiendo le sale della terapia intensiva fino al 41% (superando la soglia limite del 30% stabilita dal governo) costringendo trasferimento di pazienti via aria verso altri ospedali fuori regione e riscontrando picchi di contagi come nelle zone di Termoli. Il presidente Toma chiede la zona rossa, il peggior incubo per chiunque cittadino, entrata in vigore assieme alle sue restrizioni il 1 Marzo. La zona rossa poteva essere evitata attuando piccole restrizioni più importanti nei mesi precedenti o una brutta sorpresa che il fato ha riservato al Molise?