Covid e ragazzi molisani: raccolta di testimonianze ad un anno dai primi contagi

di Martina Cosco e Laura Persichillo

È ormai dall’inizio dello scorso anno che ognuno di noi lotta contro quello che è stato soprannominato da molti il “nemico invisibile”. È piombato nelle nostre vite, sconvolgendone totalmente ogni minimo aspetto. Ciò che prima ci sembrava scontato, nei mesi scorsi, e ancora oggi, appare quasi come un lusso: andare a trovare tranquillamente amici o parenti, andare al bar, allo stadio, a lavoro, a scuola. I soggetti che sviluppano le forme più gravi sono gli anziani e i malati cronici, i quali tendono a manifestare la malattia con sintomi, mentre i giovani solitamente sono asintomatici. Nonostante ciò questa situazione tocca sicuramente anche loro. Alcuni si sentono persi, per altri è come se fosse tutto quasi normale. In particolare è stato interessante raccogliere alcune testimonianze di giovani molisani, frequentati dal primo al quinto superiore. Ripercorrendo questo anno particolare, partendo dal lockdown dovuto alla prima ondata, abbiamo ricevuto molti pareri concordanti.  Durante i primi giorni, trattandosi di una situazione completamente nuova per tutti, la maggior parte dei giovani ha sottovalutato il pericolo, e, senza grandi consapevolezze, l’hanno vissuta come una sorta di vacanza pur rispettando le misure di sicurezza. Altri, invece, fin da subito si sono sentiti rinchiusi in gabbia; sensazione che, nel corso del tempo, ha pervaso gran parte degli animi dei giovani. A caratterizzare questa prima fase troviamo stress, pesantezza e noia, dovuti alla monotonia dei giorni che sembravano essere sempre uguali, alla crescente voglia di tornare alla normalità dopo lo sconvolgimento delle abitudini. A questo proposito ci hanno raccontato che la maggior parte della loro vita si svolgeva all’esterno, con sport, uscite e scuola e, nel momento di chiusura totale sono stati catapultati in una realtà diversa. Tuttavia i cambiamenti riguardavano anche la vita all’ interno della casa. C’è stato uno sfasamento degli orari dei pasti ma anche del sonno e un cambiamento, per molti, delle abitudini alimentari. Con il passare del tempo e con l’evolversi della situazione, tra gli adolescenti è cresciuta la consapevolezza di ciò che stavano vivendo. A sottolineare questo aspetto è particolarmente interessante l’esperienza raccontataci da uno di essi: “Nel corso delle settimane ho cominciato ad accettare il fatto di dover stare a casa, non per me ma per salvaguardare gli altri, per il bene di tutti”. La lontananza da tutti ha angosciato gli animi dei giovani ma, nonostante ciò è stato possibile compensarla, anche se in minima parte, dall’uso di piattaforme online che sono ben presto diventate le “piazze” per l’incontro. Esse non sono servite solo per lo svago ma anche per portare avanti il proprio percorso di studi in sicurezza. Inizialmente è stato riscontrato un vero e proprio disorientamento in quanto la dad ha rappresentato una modalità del tutto nuova sia per gli alunni, sia per i professori. Tra i problemi più comuni troviamo sicuramente la mancanza di dispositivi adeguati all’apprendimento, connessioni lente e le difficoltà dovute al fatto di dover passare molte ore al computer. Per molti studenti è stato difficile seguire le lezioni online, soprattutto perché hanno sentito la diminuzione dell’interazione tra compagni; per altri, invece, è stata efficace in quanto ha permesso ad essi di organizzarsi al meglio con lo studio, considerato da molti come “passatempo”. Con l’inizio dell’anno scolastico, sono stati presi nuovi provvedimenti tra cui la didattica mista alternata alla dad al 100%. Il ritorno in presenza è stato necessario per il miglioramento dell’apprendimento e anche per il rapporto umano tanto che uno dei ragazzi ci ha detto:” Il contatto umano è fondamentale non solo per l’apprendimento in sé ma anche per distrarsi quel tanto che basta per recuperare le energie e affrontare meglio la lezione successiva”. Soffermandoci sugli studenti del primo anno delle superiori, abbiamo ricevuto pareri discordanti. Considerando le restrizioni, alcuni hanno preferito le lezioni a distanza in quanto hanno permesso loro di conoscere i compagni in maniera più sicura, altri, al contrario, quelle in presenza perché con il contatto vis a vis hanno avuto la possibilità cogliere al meglio diversi aspetti delle loro personalità. Per quanto concerne i maturandi, l’intera situazione potrebbe, secondo molti, influire sulla scelta universitaria sia perché non c’è stata la possibilità di entrare in contatto diretto con le università tramite open day, se non online, sia perché il covid ha danneggiato in termini salariali alcuni settori tra cui la ristorazione e i liberi professionisti. Si può dunque concludere che ogni ragazzo ha affrontato e vissuto diversamente questa emergenza. Tuttavia è possibile sicuramente affermare che, in un modo o nell’ altro, ognuno è stato profondamente segnato da essa. Ciò che tutti si augurano è di riuscire a convivere, magari più in serenità, con tutte le restrizioni e soprattutto di vincere questa lotta contro il nostro nemico invisibile.