Covid e il mining delle criptovalute

di Daniele Toma

È sufficiente un rapido controllo sui principali store online per accorgersene: le schede video sono quasi introvabili, e la difficoltà nel reperirle cresce come le loro prestazioni. Il mercato di questi componenti hardware dei computer, solitamente, vede come principali acquirenti i gamers, gli appassionati di videogiochi che cercano schede video sempre più potenti e performanti. Nell’ultimo anno però altri due fattori hanno modificato gli equilibri di questo settore: la pandemia e il crescente interesse per il mining delle criptovalute. Le schede video più recenti AMD e Nvidia sono quasi impossibili da reperire: spariscono dagli store online appena sono messe in vendita e le poche rimaste, possono essere comprate solo a cifre astronomiche. A settembre 2020, ad esempio, chi ha cercato di acquistare una Nvidia GeForce RTX 3080 o 3090 (definite top di gamma dall’azienda produttrice) spesso non è neanche riuscito a vederla apparire sul sito ufficiale o su quello dei partner per il lancio, prima che fosse completamente esaurita. Stesso copione a ottobre con la GeForce RTX 3070. Molti utenti si erano lamentati su Twitter del fatto che le schede fossero state comprate da bot di vario tipo per poi essere vendute a prezzo rialzato su altri siti. Sicuramente si tratta di un fattore importante, ma non è l’unico ad aver influenzato il mercato. Le misure restrittive adottate in tutto il mondo per limitare la diffusione del Covid hanno rallentato la produzione anche nel settore digitale. L’approvvigionamento di materiali, la logistica e le diverse fasi della lavorazione sono state danneggiate dalle interruzioni e dai ritardi causati dai lockdown e dal blocco dei trasporti. Dall’altro lato, le chiusure hanno fatto crescere la domanda di schede video: milioni di persone, costrette a stare in casa per settimane, hanno scelto di fare acquisti destinati all’intrattenimento e al gaming, approfittando del momento per rinnovare il proprio PC. Negli ultimi mesi è cresciuto anche il valore delle criptovalute: nonostante siano considerate un investimento ad alto rischio a causa della loro volatilità, in seguito all’apertura al digitale imposta dal Covid, le monete di bit sono sempre più richieste. Non è un caso che anche tra 2017 e 2018, durante l’ultima impennata delle criptovalute, le schede video fossero irreperibili: all’aumentare del valore di Bitcoin ed Ethereum, cresce anche l’interesse nel mining.
Questa operazione permette alla blockchain (la tecnologia alla base delle cryptocurrency) di garantire la sicurezza delle transazioni. I minercompetono tra loro nella risoluzione di un complesso problema matematico, che richiede ampie risorse in termini di potenza di calcolo e di energia. Il minatore che consegue l’obiettivo, riceve come premio la cryptocurrency (o la percentuale sulle transazioni) nel proprio wallet quando risolve il problema.
Un sistema dedicato al mining può contare anche 70 o 80 schede video GeForce RTX 3080 – le top di gamma che a settembre erano terminate in pochi secondi. Con l’attuale valore delle criptovalute, un sistema di questo tipo genera circa 16mila dollari al mese, permettendo al miner di rientrare delle spese in poco più di sei mesi.