Cosa volete che io faccia per voi?

XXIX Domenica del tempo ordinario (b)

Mc 10,35-45

Gli apostoli, Giacomo e Giovanni, subito dopo il terzo annuncio che Gesù fa della sua, ormai prossima, passione (cfr. Mc 10,33), chiedono al maestro di potersi sedere accanto a lui quando, dopo la grande battaglia, sarà nella gloria. La risposta di Gesù mette in chiaro tre punti essenziali: a) dovranno seguirlo nell’esperienza della croce; b) comunque non sarebbe spettato a lui decidere chi doveva sederglisi accanto; c) le future colonne della Chiesa avrebbero dovuto rigettare tutto quello che intendevano come gloria, autorità e potere per farsi, servi degli altri fratelli, anzi schiavi. Gesù vuole una comunità di fratelli e sorelle che si amano e servono reciprocamente, non la replica farsesca di un mondo dove i privilegiati opprimono chi non lo è per mantenere e migliorare il loro status. Stiamo andando in questa direzione?

+In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?».+

Il Cristo è colui che definisce il verbo “servire” facendolo coincidere con il quello dell'”amare”, e lo fa diventando egli stesso paradigma e modello di ciò che predica. Ecco perchè risponde così prontamente alla domanda dei due discepoli, proprio come farebbe un servo: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Tuttavia colui che ama, pur essendo capace di spendersi totalmente, non farebbe mai qualcosa che possa nuocere a coloro che sono i destinatari del suo amore (cfr. Lc 11,11). Ecco perchè Dio non esaudisce meccanicamente le nostre preghiere e, a volte, ci fa percorrere vie diverse da quelle che vorremmo: la sua azione provvidenziale è finalizzata sempre al nostro bene.

+Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».+

Nonostante fossero già stati ripresi (cfr. Mc 9,33-34), i discepoli continuano a competere fra di loro ed a contendersi il benvolere del loro maestro. È molto bello che il Vangelo testimoni la progressiva crescita dei futuri apostoli, anche se a volte questo percorso sembra essere scosso da qualche loro cantonata.

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».+

Per aver ben presente il messaggio di questi versetti occorre considerare quelli precedenti, nei quali Gesù annuncia per la terza volta la sua passione e resurrezione. Alla luce di ciò possiamo ben immaginare come, con tutta probabilità, i due apostoli avevano ben intuito per quali vie sarebbe passata la “Gloria” di cui parlavano. Il “trono” affianco al quale volevano sedersi era la croce. Non ci sarebbe stato per loro un corteo trionfale, ne petali lanciati e canti per le vie di Gerusalemme, ma una grandine di sputi e di insulti; non un’incoronazione regale, ma la sua crudele parodia: un diadema di rovi dalle spine spietate; non uno scettro simbolo di potere sconfinato, ma una volgare canna. Tuttavia sappiamo bene che, in seguito alla sua resurrezione, tutti gli apostoli seguiranno il Maestro sulla via del martirio, tranne Giovanni, che comunque morirà esiliato ed emarginato in età avanzata sull’isola di Patmos, fra privazioni e sofferenze. I posti privilegiati della corte celeste sono per chi si è pienamente conformato al Messia servo e sofferente. Tuttavia era ancora lontana la loro ora e i dignitari del “regale corteo” sarebbero stati due ladroni, gli ultimi fra gli ultimi (quelli che saranno i primi), uomini condannati non solo alla morte corporale, ma anche a quella dell’anima, perchè proprio questo significava la crocifissione: annientamento totale, fisico, psicologico e spirituale, persino sociale. Ma sarà proprio attraverso ciò che allora era l’emblema della vergogna ed il segno dell’indegnità che Dio ottiene, anche se a caro prezzo, la redenzione dell’umanità.

+Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».+

Gli altri apostoli si indignano, ma i due fratelli avevano profetizzato già qualcosa del loro futuro. San Paolo infatti (in Galati 2,9) affermerà che Giacomo e Giovanni, insieme a Pietro, erano ritenuti “le colonne” della chiesa nascente. Non c’è dubbio: attraverso la sua risposta Gesù demolisce il tradizionale concetto di autorità ed autorevolezza che fino a quel momento aveva imperato: «…chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti». È interessante notare come il maestro definisce i “potenti” servendosi del verbo “considerati”, quando avrebbe semplicemente potuto dire “coloro che sono i governanti”. Senza dubbio egli voleva affermare che il loro potere era in realtà fittizio e fragile, dunque non esisteva in realtà. Infatti i regni di coloro che dominano con la violenza, i soprusi e i raggiri, non durano a lungo ed i loro “leader”, non di rado, finiscono presto vittime dei loro simili. Il Cristo vuole preservare i suoi amati discepoli da questa fine e indirizzarli verso l’autentica regalità, quella fatta di servizio e nutrita dall’amore piuttosto che dal desiderio di gloria, ricchezza e potere. Ormai per tutti era chiaro: non ci sarebbe stato nessun re condottiero, ma piuttosto un re servo, che Giacomo e Giovanni avevano comunque scelto di seguire, un condottiero di genere ben diverso, che non li avrebbe mai mandati all’assalto senza che egli stesso non l’avesse fatto per primo.

Felice Domenica

Fra Umberto Panipucci