Coronavirus, il professor Frati elogia il “modello Molise”

Sono tante le domande che, a un mese dallo scoppio dell’epidemia di Covid-19 in Italia, la comunità si pone per cercare di capire, dare un senso e provare a fermare la scia di morte e paura che il virus, giorno dopo giorno, sta lasciando dietro di sé. Affrontare il momento con dati reali, improntati al rigore scientifico, che garantiscano un’informazione chiara e accreditata per i cittadini, è ora più che mai essenziale. Insieme al professor Luigi Frati, patologo, presidente dell’Institut Pasteur di Roma, direttore scientifico dell’IRCCS Neuromed e già preside della Facoltà di Medicina e rettore dell’università Sapienza di Roma, abbiamo cercato di trovare le risposte a questi interrogativi.

Come mai alcune regioni sono colpite molto di meno dal virus?

«Parliamo della Basilicata e del Molise, che sono regioni isolate, con un sistema di collegamenti poco efficiente, ma con un un buon sistema culturale, in cui l’informazione e il rigore scientifico hanno ancora molta presa sulla popolazione e dove si riscontra una particolare adesione alle regole, comprese quelle di natura sanitaria. Si tratta di fattori che concorrono indubbiamente a frenare i contagi. E – almeno in Molise – la Regione, appena in una città anche piccola vi sono 5-10 positivi, fa scattare la zona rossa. Può sembrare una scelta “cattiva” (la gente al momento può non capire, le industrie possono nell’immediato protestare), ma in realtà è la decisione più scientifica che ci sia. Se in tutta Italia ci fossero stati uguale rigore e disponibilità al sacrificio sin da febbraio oggi avremmo un controllo della diffusione epidemica assolutamente migliore».

sanitainformazione.it

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