Concorso “Donna come la vita”. L’Isis Cuoco Manuppella sul podio

Si è svolto il 27 settembre scorso a Castelvolturno (CE) l’evento conclusivo del concorso nazionale riservato alle scuole italiane “Donna come la vita” organizzato dalla Fondazione Cesar. Tema del concorso era la questione femminile in Sud Sudan e in Italia, alla luce dei recenti fatti di cronaca legati alla violenza sulle donne e ai traumi subiti a causa di abusi, guerre e vissuti di oppressione. L’obiettivo della Fondazione Cesar, che da molti anni è impegnata con i suoi volontari in Africa e in particolare in Sud Sudan, era quello di mettere in dialogo le giovani generazioni sul tema della dignità umana, dei diritti fondamentali dell’uomo e della donna e della questione di genere. Alla manifestazione conclusiva era presenta anche la classe IIA del liceo delle scienze umane – opzione economico-sociale dell’ISIS “Cuoco Manuppella” di Isernia che ha vinto il secondo premio nazionale. Gli studenti, sotto la guida del docente referente del progetto, prof. Antonio Sorbo, hanno realizzato un video che, nel racconto sintetico delle storie di tre donne, affronta il tema del concorso. Gli studenti del “Cuoco” hanno avuto modo di approfondire le condizioni di vita delle donne in Sud Sudan e di estendere le riflessioni alla propria realtà locale e quindi di creare ponti di dialogo costruttivo sul tema – tanto dibattuto oggi – del femminile. Nel corso dell’attività gli alunni hanno incontrato i volontari della Fondazione Cesar che hanno raccontato la loro esperienza, Hanno quindi attivato contatti con una ong italiana impegnata in Sud Sudan che ha fatto da tramite tra la scuola e le donne da loro assistite nel paese africano. Proprio da queste donne è venuto il suggerimento per il titolo e lo slogan del video, “We have no voice, we have no choice” (“Non abbiamo voce, non abbiamo scelta”) che in modo efficace sintetizza la condizione delle donne del Sud Sudan. Secondo i dati disponibili, da quando è scoppiata la guerra civile nel paese africano, cioè subito dopo l’indipendenza ottenuta nel 2011, il 65% delle donne sud-sudanesi ha subito atti di violenza e abusi sessuali. Lo stupro è usato come strumento di guerra. Nel paese dilaniato dal conflitto, su 12 milioni di abitanti oltre un terzo – 4 milioni e 400 mila – hanno dovuto abbandonare le loro case e le loro città e circa la metà di questi si sono dovuti trasferire in altri stati. Gli studenti del “Cuoco” hanno creato una linea ideale tra le storie di una sposa bambina (fenomeno molto diffuso in Sud Sudan), di una giovane donna fuggita dal suo paese e approdata in Italia con la promessa di fare la badante ma costretta a prostituirsi, e di Stefania Cancelliere, la donna isernina uccisa alcuni anni fa dal marito. L’ìncontro conclusivo del concorso con la cerimonia di premiazione, a cui hanno partecipato le delegazioni di alcune delle scuole premiate, si è tenuto in un luogo simbolo dell’accoglienza, il centro “Fernandes” di Castelvolturno, gestito dalla Caritas della diocesi di Capua (guidata da qualche anno da mons. Salvatore Visco, ex vescovo di Isernia), dove gli studenti hanno potuto ascoltare ilr acconto delle esperienze di padre Daniele Moschetti, missionario comboniano in Africa per oltre venti anni, del direttore del centro “Fernandes” Antonio Casale e dei rappresentanti della Fondazione Cesar. Nel corso dell’incontro una giovane donna nigeriana, vittima della tratta, ha raccontato la sua drammatica esperienza prima nel suo paese, poi durante il viaggio verso la Libia, quindi della permanenza in questo paese e poi del viaggio in Italia dove è riuscita, con l’aiuto del centro “Fernandes”, a sottrarsi al giro della prostituzione. Castelvolturno è oggi un luogo simbolo dell’immigrazione in Italia con circa 15 mila immigrati tra regolari e richiedenti asilo su una popolazione complessiva che ha ormai raggiunto le 25 mila unità. Al termine dell’incontro tutti gli studenti hanno pranzato insieme agli operatori del centro e ad alcuni ragazzi immigrati.

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