Concorsi in Regione, esposto alla Corte dei Conti per illegittimità

Tre i bandi oggetto della denuncia presentata il 7 febbraio dall’avvocato Gianfederico Cecanese che ha riscontrato più di una irregolarità

Tre concorsi banditi, di cui uno per 14 posizioni aperte al Centro funzionale di Protezione Civile, 28 in Regione e dieci posti per la dirigenza regionale.

Nuove possibilità di lavoro, un’occasione per decine di molisani e non – più o meno titolati per candidarsi – che vedono aprirsi la strada di un’occupazione, magari anche nel proprio ambito di competenza. Siamo nel 2019. E fin qui nulla quaestio, anzi, la notizia era più che positiva. Eppure le speranze sono rimaste vane.

Cerchiamo di spiegare il perché.

Ad accendere i riflettori sulla vicenda è stato il noto avvocato Gianfederico Cecanese che il 7 febbraio ha presentato una denuncia alla Procura della Corte dei Conti, chiedendo di “espletare tutte le indagini del caso e, di conseguenza, procedere come per legge in caso di accertata sussistenza di responsabilità erariale”, cita testualmente il documento inviato all’attenzione dei magistrati.

Le ragioni che hanno spinto il professionista a rivolgersi alla Corte contabile si rinvengono nel fatto che i bandi in questionenon sono stati mai pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale (come prevede la Legge) e ciò ha comportato un rallentamento delle procedure”.

In un caso analogo è stato precisato che la mancata pubblicazione in GU di un bando di concorso determina l’annullamento del concorso e della graduatoria da parte del giudice amministrativo – la sentenza è del Consiglio di Stato ed è la 227 del 2016 – con evidenti conseguenze in termini di danno all’immagine della pubblica amministrazione, di danno erariale e di offesa al popolo italiano che ha diritto ad una gestione imparziale, efficiente e trasparente delle funzioni pubbliche.

Inoltre è stato adito anche il Tar Molise, che con la sentenza del 1 giugno 2020 ne ha dichiaratol’illegittimità perché la motivazione e l’istruttoria che ne giustificavano l’adozione erano insussistenti. In altre parole ha già a disposizione da anni professionalità e competenze maturate, nonostante ciò uno dei tre bandi riguarda il medesimo profilo.

Non è finita qui.

Di contro la Regione Molise non è rimasta a guardare, ricorrendo al Consiglio di Stato il quale, a sua volta, con sentenza n. 6044 del 25 agosto 202, conferma l’illegittimità dei bandi e le delibere ad essi collegati su cui il Tar si era già pronunciato.

“Nonostante la dichiarata illegittimità statuita dal Consiglio di Stato – si legge nella denuncia di Cecanese – in data 17.11.2021 la Regione Molise ha pubblicato (nuovamente) gli stessi bandi”.

Tuttavia, anche a seguito di questa nuova pubblicazione le Consigliere di parità (regionale e provinciale) hanno rilevato un ulteriore profilo di illegittimità che si concretizza nella violazione delle norme contenute negli artt. 3, comma 4 bis, della Legge 113/2021 e 5, comma 2, della Legge Regione Molise n. 12010.

Si tratta di un’ulteriore violazione di legge – continua il legale – che determina una inconfutabile illegittimità dei bandi de quibus: per questo motivo le Consigliere hanno chiesto alla Regione Molise di disporre in autotutela il ritiro”.

Stessa richiesta è stata presentata, inoltre, dall’Associazione dei soggetti con Dsa al fine di garantire a questi ultimi di partecipare ai concorsi così come prevede la Legge. Infatti, per l’avvocato si è confuso il diritto del disabile, riconosciuto dalla 104 del ‘92, con le persone con disturbi specifici di apprendimento, per i quali c’è una riserva diversa dai dva.

Una vicenda tutt’altro che semplice.

Su cui Cecanese vuole vederci chiaro: “Un bando pubblico che presenta clausole illegittime, che determinano il successivo annullamento della procedura, arreca un danno erariale alla pubblica amministrazione per l’inutile indizione, organizzazione e svolgimento delle prove, indipendentemente dal fatto che la graduatoria finale venga ritirata o che venga annullata tutta la procedura”.

Ma “l’aspetto che connota in termini di gravità questa vicenda è rappresentato dal fatto – e così chiude Cecanese – che la garante dei diritti non è intervenuta e che l’onorevole pro tempore Tartaglione, che ha dichiarato di aver sofferto di questi disturbi, sul punto non ha detto nemmeno una parola”.