Con la scomparsa dell’Avvocato Alberto Pistilli Sipio si chiude una pagina della nostra stessa storia

di Vittoria Todisco

L’Avvocato Alberto Pistilli Sipio ha cessato la sua lunga esistenza e con lui scompare forse l’ultimo dei galantuomini che questa nostra regione può annoverare mentre si estingue una famiglia le cui radici sono ben piantate nella nostra storia, non solo quella cittadina.

“L’importante è che la morte ci trovi vivi” era una frase che Marcello Marchesi (del quale seppure indegnamente ci consideriamo colleghi) era solito pronunciare  e, l’Avvocato, seppure vicinissimo a salutare il secolo di vita se n’è andato mantenendo la sua mente viva, intatto il suo stile di riservatezza, e la determinazione di chiedere di scomparire senza arrecare troppo disturbo dando la notizia della sua dipartita a funerale eseguito. Nell’impegno di descrivere questa figura ci sentiamo inadeguati  – pur garantendo di farlo – nel delineare i contorni  entro i quali l’Avvocato si è collocato come testimone ed interprete di una storia collettiva che non può non accomunarci, una storia familiare che molti conoscono per averla più volte sentita raccontare  e che qui ancora una volta viene proposta nell’intento di sottolineare come il suo impegno filantropico svolto nel più assoluto riserbo è maturato e si è accresciuto nella certezza di possedere una identità che lo voleva figlio della sua città e fratello di ogni cittadino campobassano.  Si è adoperato nell’alleviare le sofferenze del prossimo sia quelle provocate dalle ristrettezze economiche che dalle malattie o dalla solitudine entro la quale spesso si è costretti a vivere la vecchiaia. La morte dell’amatissima moglie Anna, la sofferenza con Lei condivisa  nell’affrontare la malattia lo hanno convinto a dar vita nel 2012 ad un organismo, l’ Associazione Pro Malati Oncologici Anna Pistilli – Sipio Perrazzelli  (APMO) con lo scopo di supportare i familiari dei malati oncologici e, con la collaborazione dei medici dell’U.O dell’Oncologia per  fornire servizi e prestazioni  domiciliari ai malati di cancro non erogate dalla sanità pubblica.  

Non avendo potuto godere del dono della paternità  l’Avvocato  ha devotamente ricoperto il ruolo di figlio assolvendo all’obbligo di non tradire gli insegnamenti ricevuti. “Sono stato destinato a svolgere il ruolo di liquidatore  morale di un patrimonio familiare costruito su storie che si ramificano nei secoli,  fatte di esempi, dolori, sacrifici  ” ripeteva spesso con malcelata tristezza mentre a mezza voce sussurrava: “Papà spero di non averti deluso”. Il  cognome Sipio si aggiunge a quello dei Pistilli all’estinzione della famiglia della madre del dottor Renato, il padre dell’Avvocato. Appartiene alla famiglia Sipio il deputato della Camera del Regno D’Italia, Gennaro Sipio; ma nell’albero genealogico della famiglia compaiono i Barone e Michelangelo Ziccardi l’illustre botanico, storico e medico che fu anche sindaco della città di Campobasso  oltre che membro dell’Accademia Pontaniana e di numerose altre associazioni culturali e scientifiche del Regno delle Due Sicilie. Il ritratto di un loro antenato compare nel grande quadro  che rievoca la pace tra Trinitari e Crociati realizzato da Gian Maria Felice.   

Incisiva  è stata per l’Avvocato la figura paterna ma a formarlo è soprattutto l’idea che il  dolore non va vissuto con l’intento di lasciarsi da esso crogiolare per poter giustificare un inasprimento d’animo quanto impegnandosi a contrastarlo impedendone, possibilmente, il dilagarsi nelle esistenze del prossimo. 

Il dolore quello irrimediabile, atroce era entrato ad oscurare l’aria e soffocare risate e voci in casa Pistilli con la morte di tre dei quattro giovani figli maschi. Carlo Silvio ed Angiolo perdono la vita sui campi di battaglia nel vortice tragico della Prima Guerra Mondiale. Dei quattro figli si salva solo Renato, il padre dell’Avvocato. Questi nato a Campobasso nel 1889 a soli 23 anni si laurea in medicina e da fervente interventista qual’era si offre volontario nel ruolo di tenente medico per combattere sulla linea del fronte. Dopo la guerra tornato in città  si rivelò un autorevole protagonista della scena politica locale impegnandosi come amministratore nel corso degli anni ’20 e ’40. Fu il primo Podestà di Campobasso compito  che volse per due mandati  dal 1926 al ‘27 e dal 1935 al ’38.  A guardare la Campobasso di oggi – o meglio con gli occhi di come appariva qualche decennio fa non ancora del tutto contaminata dal decadimento – bisogna far riferimento Renato Pistilli Sipio, al quale  si deve la creazione dell’immagine di “Città Giardino” biglietto da visita di cui siamo andati  a lungo orgogliosi. Sotto la sua amministrazione venne bonificata la Campobasso storica, ristrutturato il Castello Monforte e creato al suo interno il Sacrario Militare riunendo in un solo luogo molti dei nostri Caduti in Guerra. A lui si deve la realizzazione della strada di accesso verso il Sacrario quel Viale della Rimembranza attraverso il quale si esprime la nostra appartenenza all’Italia e l’onore reso al sacrificio di quelle giovani vite che per essa si sono immolate. Come suo padre Renato anche l’Avvocato è stato sempre presente dove la cultura richiedeva la sua partecipazione oltre che l’ impegno finanziario. Da buon mecenate ha proseguito l’azione paterna  sostenendo la ristrutturazione  della Chiesa di San Bartolomeo scegliendo che la voce della campana che da quel campanile  si diffonde sulla città testimoniasse la laboriosità  locale assurgendo come simbolo di essa la Fonderia Marinelli di Agnone.  Ma quel che più conta ha disposto che la sua casa – vero museo di storia in cui ogni documento, oggetto, dipinto, foto testimoniano un percorso collettivo nella crescita e lo sviluppo culturale della città –  diventi  utile per venire in aiuto agli altri. Ha fatto fronte ai bisogni economici di molte famiglie senza farne cenno neppure agli stessi beneficiari, ma con altrettanto impegno è stato capace di arginare gli appetiti degli approfittatori. Ha ripreso in mano le sorti della Casa di Riposo Pistilli –  creata da un suo zio antenato –  per recare conforto alla vecchiaia e decoro occupazionale al personale che in quell’ambito opera.  Ineccepibile è stato anche il ruolo professionale. Laureatosi presso la Facoltà di Giurisprudenza di Napoli nel 1947  il suo primo incarico lavorativo, in pieno dopoguerra,  lo vede nel modesto ruolo di autista presso il Centro Autocarri  ( il famoso Truck Pool) di Campobasso e subito dopo dirigente del Centro Autocarri di Salerno. Nel 1952 viene assunto all’INAIL  di Trento  quale dirigente dell’Ufficio Legale, incarico ricoperto successivamente a Genova e a Roma dove è stato promosso  alla carica di vice direttore generale. In quiescenza nel ruolo di avvocato di Cassazione  ha curato numerosi ricorsi in materia pensionistica  favorevoli alle richieste di ex lavoratori ed ex combattenti attraverso sentenze che hanno fatto giurisprudenza . Importante ed incisivo il ruolo onorifico ricoperto presso l’Associazione Combattenti nel solco dell’impegno paterno.

Quale ultima volontà ha chiesto di essere cremato e le sue ceneri saranno poste nella cappella di famiglia che racchiude una importante pagina di umanità e di storia.