Come sarebbe il nostro Paese oggi con Falcone e Borsellino?

di Michele Falcione

Sono trascorsi esattamente trent’anni da quel pomeriggio di primavera inoltrata, quando il Giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, unico Magistrato donna assassinata in Italia e gli Agenti della scorta, furono assassinati nei pressi dello svincolo autostradale di Capaci (PA), per mano di Cosa Nostra, ovvero di coloro che avevano pianificato, meticolosamente, quell’attentato dinamitardo.

Una profonda e insanabile ferita che il nostro Paese si porta dietro con quell’interrogativo, ancora inquietante, che porta ad una sola domanda: quella strage, poteva essere evitata? Una domanda che oggi, a distanza di un tempo che sembra infinito, assume dei connotati ancora più sconcertanti, se si considera che il lavoro che Giovanni Falcone ha svolto, ha permesso l’arrestodi molteplici affiliati a Cosa Nostra, alcuni dei quali, paradossalmente, sono tornati oggi in liberta’, con il chiaro pericolo di poter reiterare azioni pericolose, non solo nei confronti di altri Magistrati ma dell’intera collettività.

Come sarebbe il nostro Paese con Falcone e Borsellino oggi? Una domanda dalle mille risposte, visto che sono ancora molteplici le strade da percorrere per sconfiggere Cosa Nostra e tutte quelle forme di stampo mafioso, che quotidianamente vengono perpetrate a danno di onesti cittadini o di imprenditori che sono costretti a subire minacce personali e ricatti di ogni genere; un Paese che deve fare ancora i conti con la “sete di potere” di coloro che mettono in atto azioni illegali, che mirano a sconvolgere l’operato di chi, invece, agisce nella legalita’ e nel rispetto delle regole.

Oggi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sono certo, sarebbero ancora in quella “trincea” costruita nelle aule di Tribunale e nei Commissariati di P.S. dove fanno bella vista foto ed immagini delle due Icone della Legalita’ e che per gli appartenenti alle Forze dell’ordine, rappresentano una speranza, una luce sempre accesa, un punto di riferimento a cui ispirarsi nella lotta alla mafia e nel loro costante lavoro, in favore della collettività.

I due amici, prima che Magistrati, si troverebbero dinanzi, oggi, un Paese che ancora soffre di molteplici problemi, forse ancor piu’ evidenziati dalla “lungaggine” dei processi e delle sentenze che invece, dovrebbero rappresentare un chiaro ed inequivocabile segnale di presenza della Legalità nell’applicazione delle Leggi previste dall’ordinamento; si troverebbero a dover ancora istruire decine e decine di fascicoli per certificare, che la presenza di Cosa Nostra o delle altre forme di illegalità, sono ancora in vita, magari in forme non palesemente visibili, ma sicuramente ancora più rumorose, rispetto a quegli anni 90′, in cui, invece, gli “attentati” costituivano un “gran rumore mediatico” frutto di mun attacco diretto allo Stato.

In un Paese come l’Italia, dove spesso la democrazia viene calpestata da azioni che vanno esattamente contro quei principi, due “Icone della Giustizia” come Falcone e Borsellino sono sempre ricordati come due “Servitori dello Stato” che hanno lottato, fino all’ultimo respiro, pur consapevoli che il loro lavoro ed il loro operato, avrebbe messo in serio pericolo anche coloro che gli erano accanto: gli agenti della scorta, Commissari di P.S., altri Magistrati del cosidetto ” Pool antimafia” composto, in quegli anni, da Leonardo Guarnotta, Giuseppe Di Lello e antonino Caponnetto e non da ultimi, i famigliari che ancora oggi, a distanza di trent’anni, conservano un dolore, immenso, smisurato, incontenibile che mai si potra’ affievolire.

Il Maxiprocesso di Palermo non fu un palcoscenico mediatico, messo in scena per avere visibilita’, tutt’altro, perche’ ha rappresentato un periodo della storia del nostro Paese, in cui l’aula di Giustizia era il luogo dove i mafiosi venivano giudicati a seguito di “orrori e atti mafiosi” compiuti con il piu’ alto sentimento di disprezzo della vita umana, nei confronti di molteplici Rappresentanti dello Stato ed onesti ed indifesi cittadini, che sono stati uccisi senza alcuna pieta’. Da qualche anno la Citta’ di Campobasso, grazie ad una richiesta dell’Associazione Talenti e Artisti Molisani che mi onoro di rappresentare, ha ottenuto che una luogo del centro, potesse essere intitolata proprio ai due Giudici, a testimonianza che il semplice camminare in un piazza a lorodedicata, possa far sentire vicini Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ai cittadini e a tutti quei giovani che rappresentano il futuro e la speranza della nuova lotta alla mafia, esattamente quello che “Giovanni e Paolo” avevano sempre auspicato.

* PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE TALENTI E ARTISTI MOLISANI