Come affrontare la siccità?

di Marianna Meffe

L’arrivo dell’estate ha reso ancora più evidente il problema dell’approvvigionamento idrico in Italia.

 Dopo tre mesi di mancate piogge al Nord, il razionamento dell’acqua è diventato lo strumento più immediato per far fronte all’emergenza. Non ci stupisce, d’altronde anche in Molise non siamo certo nuovi a questo tipo di soluzioni.

Ma siamo sicuri che siano la scelta più efficace?

Scendendo nel dettaglio, vediamo come la siccità metta a rischio soprattutto i raccolti, gran parte dei quali sono destinati a nutrire gli animali negli allevamenti.

Con la crisi del grano, dovuta anche alla guerra in Ucraina, diventa sempre più complesso sfamare un numero così grande di animali (5.639.523 soltanto di bovini allevati in Italia).

La produzione di carne e altri derivati richiede sforzi e risorse ben maggiori della loro resa: per produrre un kg di carne carne bovina occorrono infatti ben 15000 litri di acqua; quando con la stessa quantità di acqua potremmo avere 1kg di frutta, 1kg di verdura, 1kg di legumi, 1kg di pasta,1 kg di riso e resterebbero ancora circa 5000 litri per bere e lavarci.

Sopravviveremmo per più tempo e vivremmo meglio.

Senza gli allevamenti, o comunque con una riduzione della richiesta di carne, ci sarebbe molta più disponibilità di acqua per le persone.

Chiedere alle persone di non innaffiare i giardini è utile. Ma non risolve neppure l’1% del problema.

Razionare l’acqua di uso urbano, promuovere comportamenti corretti, chiudere le fontane, sono tutte risposte utili.

Ma non sufficienti.

Lo stesso ritenere l’acqua un bene infinito solo perché ci arriva comodamente in casa è una concezione dannosa: significa confondere accessibilità con disponibilità.

La verità è che la nostra disponibilità di acqua è davvero esigua.

Lo vediamo tutti i giorni: il Po affronta la sua crisi peggiore da 70 anni a questa parte. Non abbiamo visto piogge per mesi. Gli incendi stanno divorando i nostri boschi. Andiamo verso lo stato di emergenza.

Di fronte a crisi come questa, possiamo ancora permetterci di non mettere in discussione, neppure per un attimo, la razionalità delle nostre scelte alimentari?