Cocktail di veleni

di Marianna Meffe

Conosciamo bene i danni della plastica sugli eco-sistemi marini. E in più non è nemmeno l’unica minaccia che gli abissi devono affrontare.

Tra concimi, pesticidi, rifiuti tossici, detergenti e altre sostanze chimiche, gli oceani sono diventati un vero e proprio cocktail di veleni

Anche in Italia, secondo Legambiente, nel 2020 oltre il 60% delle acque non era affatto in buono stato.

Ma da dove provengono questi rifiuti chimici? Da più parti: acque reflue urbane (depurate e non), fertilizzanti disciolti nel suolo che viaggiano tramite i fiumi, incidenti nelle piattaforme petrolifere oppure perdite accidentali di navi mercantili.

E, purtroppo, anche da perdite un po’ meno accidentali.

Se quest’ultimo problema era particolarmente sentito fino agli anni Settanta, quando la scarsa consapevolezza del problema portava a concepire i mari come discariche comuni, oggi, pur con l’introduzione di leggi e normative, lo scarico illegale non si è mai fermato del tutto.

In Italia abbiamo fatto i conti per venti anni con le navi a perdere, quelle imbarcazioni trasportanti rifiuti affondate volontariamente dalle mafie per evitare gli oneri degli smaltimenti legali.

Quindi, vuoi per abitudine, vuoi per interesse economico, il fenomeno dell’inquinamento chimico dei mari è spia di una scarsa consapevolezza ambientale dagli effetti disastrosi.

La parola chiave per comprendere l’entità dei danni che ne seguono è equilibrio.

I mari e gli oceani si basano infatti su un equilibrio delicatissimo, dove anche un minimo cambiamento può avere enormi conseguenze.

Per esempio, le sostanze contenute nei rifiuti, come fosforo e azoto, fungono da nutrienti per le piante e un loro eccesso porta alla crescita fuori controllo di alghe tossiche.

Queste alghe, consumando gran parte dell’ossigeno dell’area, ne lasciano ben poco  alle specie autoctone, che di conseguenza o muoiono o disertano la zona.

Inoltre, tutto ciò evidenzia una volta di più il legame tra consumo di proteine animali e sostenibilità ambientale: l’inquinamento dell’ecosistema marino finisce per danneggiare anche i pesci e, tramite loro, questi rifiuti arrivano sulle nostre tavole.

Il ciclo degli oceani non si esaurisce quindi al largo delle coste: inquinare i mari è come scegliere di bere un bicchiere di detersivo. Volontariamente. Tutti i giorni. Credendo persino di essere persino furbi.