Cinghiali, Coldiretti: “Rischiamo di essere noi la specie da proteggere”

L’associazione di categoria contro le tesi ambientaliste: “Non hanno ben chiara la portata del problema. Dove chiude un’azienda agricola non si perdono solo decine di posti di lavoro, ma ciò causa anche l’abbandono delle aree interne”

Ferma opposizione di Coldiretti Molise contro le teorie delle associazioni ambientaliste che chiedono “soluzioni scientifiche” per il contenimento del numero dei cinghiali sul territorio. In una nota congiunta WWF Molise, Legambiente Molise, LIPU, Italia Nostra, Ambiente Basso Molise affermano che “il controllo numerico dei cinghiali va condotto con tecniche scientifiche e di comprovata efficacia, ma non con i fucili”, sostenendo anche che, “oltre a non ottenere alcun risultato apprezzabile, la caccia di selezione causa notevole disturbo alla fauna in pericolo in fase riproduttiva e se condotta anche in aree protette il danno è doppio”.

Ciò potrebbe valere se la densità della specie fosse ricondotta a quella indicata dalle norme vigenti, ovvero 2,5/3 capi ogni 100 ettari; attualmente l’indice di densità è a dir poco ribaltato, per cui i metodi ecologici o scientifici che dir si voglia, risultano inappropriati. Nel momento in cui sarà ristabilito l’equilibrio ben venga l’attuazione di tali misure.

“Purtroppo – afferma il delegato confederale di Coldiretti Molise, Giuseppe Spinelli – gli ambientalisti non hanno ben chiara la portata del problema e questo non consente loro di rendersi conto che quello dell’aumento esponenziale dei cinghiali è diventata una vera e propria emergenza che Coldiretti sta denunciando ormai da anni. Inoltre, va sottolineato che ogni possibile intervento atto a contenere il numero di questi selvatici verrà attuato nel pieno rispetto delle norme vigenti in materia di tutela della fauna selvatica. Norme che, alla luce della situazione attuale, andrebbero aggiornate modificando la legge nazionale n. 157 del 1992, ormai obsoleta a 30 anni dalla sua emanazione”.

“Dove chiude una stalla o un’azienda agricola – spiega il Direttore regionale di Coldiretti, Aniello Ascolese – non si perde solo un’attività economica, con decine di posti di lavoro, ma ciò causa anche l’abbandono delle aree interne, con evidente ricaduta negativa sulla tutela e manutenzione del territorio, oggi più che mai indebolito a causa dei cambiamenti climatici in atto”.

Ma non è tutto. “Gli ambientalisti – sottolinea Spinelli – dovrebbero riflettere anche sul fatto che l’aumento incontrollato di questi animali sta mettendo a rischio anche l’incolumità delle persone. I cinghiali vagano, infatti, ormai indisturbati sulle nostre strade, dove causano spessissimo incidenti anche mortali, e nei nostri centri abitati, dove è sempre più comune imbattersi in branchi all’interno di parchi e giardini che dovrebbero essere luoghi sicuri dove poter portare i bambini a giocare”.

Una situazione, denuncia Coldiretti, che ha visto scendere in campo anche la Prefettura di Campobasso, che ha tenuto vari incontri per analizzare le possibili soluzioni al problema, e moltissimi Comuni della regione che, accogliendo l’invito di Coldiretti Molise, hanno approvato Delibere di Giunta o di Consiglio chiedendo alla Regione Molise di attuare anche interventi “straordinari” per risolvere quello che ormai è diventato un problema anche per la pubblica incolumità.

“Siamo ben consci che il problema è complesso e va risolto diversificando le azioni da porre in essere – conclude Giuseppe Spinelli – ma riteniamo altresì indispensabile attuare gli interventi annunciati dalla Regione, regolarmente previsti dalla legge 157/92, se non vogliamo che la specie da proteggere, in breve tempo, diventi quella umana”.