Ciao Fred, orgoglio molisano (IL RITRATTO)

di Gennaro Ventresca

Sotto a chi tocca. La ruota, questa volta, si è fermata su Campobasso, per strapparci un concittadino celebre che, da solo ha pubblicizzato la nostra città e l’intero Molise cento volte meglio di quelle costose esposizioni che si tengono, a caro prezzo, qua e là per l’intero Stivale.

Fred Bongusto se n’è andato a 84 anni, dopo aver convissuto a lungo con un male che lo ha confinato al chiuso della sua elegante casa romana. I funerali sono stati fissati, nella capitale, per lunedi prossimo.

LA CARRIERA

Si tirò presto su le maniche Fred, afferrò la fedele chitarra e andò via. Facendo piangere la mamma che giammai avrebbe voluto staccarsi dall’uomo di casa, il solo rimasto in vita, dopo la precoce morte del marito.
Via Marconi, Santa Maria, i primi amori tra la boscaglia dei Monti, gli amici e le voci amiche del centro storico lasciate lì. Per inseguire un sogno. Raggiunto non senza ostinazione e sacrifici. L’albero dei sogni, qualche volta, dà i suoi frutti. E Fred, un po’ alla volta, li cominciò a raccogliere, per farne una scorpacciata quando la musa ispiratrice di Valleroni e Migliacci gli consegnò lo spartito di “Una rotonda sul mare”, la canzone che gli è rimasta cucita addosso.

Il tempo tira brutti scherzi, corre avanti e poi torna indietro. Così è stato anche per Fred che ha fatto a lungo la spola con la nostra città, per stare accanto alla mamma e alla stupenda sorella Margherita che accompagnò all’altare in Cattedrale.

Lui ha vissuto i giorni dei “lenti”, della mattonella, della mano che si accomodava sul fondoschiena di lei, delle luci soffuse, delle promesse finite chissà dove. 

Quando c’era lui il dolore si metteva a fare subito le valigie, pronto ad andarsene. Per lasciare posto ai sogni e al nascere di un nuovo amore.

AMORE TRIBOLATO
Fred e Campobasso sono stati sempre insieme, senza stare insieme. Si sono amati, pur facendosi tanti dispetti. Succede, quando dentro c’è il fuoco di un immenso amore.

Pochi sapevano di una delicata canzone dedicata alla nostra città, a cui ha imposto il titolo “Campobasso”. Un brano strappalacrime, prima di far sussurrare agli amanti parole d’amore.

La vulgata l’ha scoperta, nel corso di uno degli ultimi compleanni dell’artista, finalmente ricordato a dovere al Savoia, per mano dell’Associazione Talenti e Artisti Molisani, grazie alla sensibilità di Michele Falcione e al talento di Antonello Carozza.

E che dire di “Molise”? Non una spina nelle dita, ma una scheggia nel cuore. Una canzone, che se avesse avuto altri versi sarebbe stata di alto livello. Ma l’autore non ci ha pensato un solo momento a cambiare versione. Molise doveva essere e Molise è stato. Compresa l’imprecazione: “Molise, puozz’esse accise”. Un concentrato d’amore e di rimpianti.

SOFFRIVA IL FREDDO, FRED

Fred è vissuto, rifugiandosi spesso a Ischia, a Sant’Angelo, uno degli angoli più adorabili del mondo. Soffriva il freddo, Fred. Anche il ponentino romano spesso non gli bastava. Per questo si imbarcava, per l’Isola Verde, il suo angolo di paradiso.

Non puoi dare alle nuvole la forma che vuoi. Tocca all’Architetto progettare i destini. Fred ha vissuto una vita felice. Anche grazie a quattro calci al pallone sferrati a Santa Maria e alla condivisione della gioia popolare per le vittorie dei lupi, con Nucciarone, Molinari e Adelmo Berardo. L’ultima volta, era il 30 maggio del 2000, fu Giulio Rocco, per conto de Il Quotidiano e Tele Regione, che lo scritturò per un concerto in piazza Municipio, assieme a tutti i calciatori rossoblù, per una indimenticabile serata, condotta da chi firma questa nota e dall’inseparabile Antonio Campa.

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