Ci sono zombie, ma non è una serie tv

Della Valle

di Luigi Castellitto

Sono una realtà presente in centri urbani grandi e piccoli, entità metropolitane o luoghi a bassa densità abitativa: i cosiddetti smartphone zombie o smombies, una relativamente recente fauna urbana, formata da chi cammina con gli occhi sempre fissi sul cellulare. In pratica, chi non può fare a meno del proprio telefono anche mentre si muove, esponendosi a una serie di rischi poiché viene meno il controllo dell’ambiente circostante, arrivando a ignorare veicoli, altre persone, presenze di vario genere.
A essere la miccia del fenomeno sono spesso i social, Facebook, WhatsApp, Twitter o Instagram, in grado di assorbire tutta l’attenzione, privando, rischi a parte, anche dell'”interessante” che ci circonda.
Per quanto si possano conoscere bene le vie del proprio quartiere o della città, camminare a piedi richiede quel tipo di attenzione verso quei cambiamenti di scenario che sono veloci o impercettibili, non farlo mette a rischio la propria salute e quella del prossimo.
Pochi sanno che questo fenomeno ha un antenato, il jaywalker. All’inizio del XX secolo, con il diffondersi delle automobili, ci fu un’intensa campagna di sensibilizzazione che aveva come obiettivo allertare i pedoni distratti. Ci si voleva riferire a quelle persone, di solito provenienti dalle zone rurali e che si spostavano nelle grandi città, la cui attenzione veniva inesorabilmente assorbita da grandi palazzi, cartelloni pubblicitari, da monumenti, dall’intenso viavai pedonale. La distrazione, insieme alla scarsa consapevolezza dei pericoli legati alla circolazione delle auto, aumentava il rischio di incidenti.
Evidente che è proprio il progresso ad aver portato il fenomeno, ma lo stesso, oltre a un canonico buonsenso, può correre in aiuto nel contrasto della cattiva abitudine: sono in via di sperimentazione semafori speciali, strisce pedonali interattive, corsie preferenziali e altri elementi di segnaletica per prevenire i danni da limitata visione periferica. Esistono, inoltre, applicazioni per cellulare studiate per andare incontro agli smartphone zombie. Un esempio interessante è il “Transparent Screen”, che utilizza la fotocamera del telefono per creare un effetto trasparenza sul display e permettere al pedone di vedere cosa c’è dietro il cellulare. Sono diversi i produttori di che stanno pensando di dotare i loro dispositivi con applicazioni di questo tipo, ma la soluzione non è convincente, può essere addirittura controproducente e incoraggiare questa cattiva abitudine.
In molti paesi si sta discutendo (arrivando anche al parlamento) sulle misure punitive da prendere contro chi cade nel fenomeno; la minaccia di una multa, sebbene possa sembrare una metodica rigida, potrebbe essere l’unico modo per dissuadere.
La migliore soluzione resta, quindi, il succitato buonsenso, la coscienza della responsabilità e della misura, il senso di comunità, magari aiutato da campagne informative ad hoc, uniche vie per permettere di ridurre i rischi e per infondere un certo “risveglio”, anche di quella voglia di vivere ciò che ci circonda.
E, nel caso in cui si abbia la pressante necessità di consultare lo smartphone, imparare a fermarsi qualche secondo, dopo essersi assicurati di non essere in una posizione rischiosa e di non intralciare nessuno.
Un cartello diffuso in diversi Stati, creato all’abbisogna, recita: «Pedone presta attenzione mentre cammini. WhatsApp può aspettare».

Della Valle

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