Centri per l’Impiego, Boccardo: «Una triste storia molisana»

«Sono tornati alcuni giorni fa, agli onori delle cronache, le vicissitudini dei nostri Centri per l’Impiego. In realtà, stavolta a vivere le difficoltà più forti è stato quello di Campobasso, che per una serie di ragioni si è visto costretto a servire, ogni giorno, soltanto 20 utenti. In una regione dove il lavoro manca, quotidianamente, purtroppo sono  esclusi dal servizio centinaia di cittadini-utenti che si sentono sempre più disperati e abbandonati dal sistema regionale e che, pur di avere un documento utile per firmare un contratto  di lavoro o per poter rilasciare una semplice Dichiarazione di Disponibilità al Lavoro, hanno cominciato a mettersi in coda dalla sera prima!»

Così la Segretaria della UIL Molise, Tecla Boccardo. «Insomma ‘“oltre al danno la beffa!”. E tutto questo, nonostante gli stanziamenti forti a favore di questi Enti, sia per l’assunzione di personale che per migliorarne le strutture.

Dalle nostre parti, l’unico “elemento” che ricordiamo sono le lotte dei lavoratori della formazione professionale o quelle dei giovani precari esclusi di fatto dalla stabilizzazione, dopo anni di servizio a causa di rimpalli di responsabilità tra regione e provincia. Con la conseguenza che i cittadini ne pagano le “spese” sulla propria pelle e i pochi dipendenti rimasti devono sopperire come meglio possono a questi deficit, con ampi disagi, considerato che spesso devono spostarsi da un CPI all’altro.

Il tutto, mentre in alcune regioni si stanno svolgendo le procedure di stabilizzazione e concorsuali, in altre le hanno bandite, in altre ancora le hanno terminate».

«I centri per l’impiego, prosegue la sindacalista, da un anno a questa parte sono tornati ad essere un punto nevralgico di riferimento per la collettività, specialmente dopo l’avvio del Reddito di Cittadinanza che li vede protagonisti di tutte le attività ad esso connesse, insieme all’INPS e ai comuni.

Sarebbe bello ragionare su come si sono integrati i servizi a favore dei percettori di RDC con quelli che ne fruiscono regolarmente, come le attività di informazione e formazione sono erogate a tutti coloro che  ne fanno richiesta o che devono parteciparvi obbligatoriamente, come chi prende il reddito di cittadinanza.

Sarebbe bello mettere “ a sistema” anche i navigators,  che comunque potrebbero dare un contributo al personale visto e considerato che hanno ricevuto un’adeguata formazione sia sui sistemi informatici, sia sulle procedure di prima accoglienza.

E ancora, sarebbe bello misurarsi su come impostare le politiche attive, in attesa dell’arrivo del tanto atteso Assegno di Ricollocazione che rappresenterà, o speriamo perlomeno, il punto di giuntura tra alcuni disoccupati, redditisti e mondo del lavoro.

«Invece no. Siamo qui a leggere storie di utenti, spesso non digitali, che si ritrovano all’alba dinanzi il CPI per poter richiedere una semplice prestazione.

Noi tutti,  dovremmo immaginare una ripresa di questi Uffici, sfruttando a pieno le potenzialità che detengono, restando comunque figura chiave e di riferimento nel mercato del lavoro.

E allora, perché non aprirsi maggiormente anche a nuove iniziative a favore delle imprese, magari mettendo a luogo comune disoccupati e quanti ricercano dipendenti?

Perché non ridefinire il proprio ruolo anche nel mondo della formazione accompagnando i disoccupati in corsi utili a riqualificarli?

Perché non aprirsi a frontiere e sperimentazioni nuove, anche rispetto al collocamento a favore dei disabili attraverso protocolli di intesa con associazioni di categoria, associazioni datoriali e mondo delle imprese?

I Centri per l’impiego hanno questa vocazione, ma negli ultimi anni, sia per la riduzione di personale, sia per la confusione amministrativa a seguito della revisione di competenze delle Province, sono stati abbandonati al loro destino e certamente  non per colpa di chi vi presta servizio.

La scommessa della politica è questa e le risorse per vincerla non mancano: rendere nuovamente  questi luoghi un presidio vero e funzionale, facendoli tornare a essere un punto di riferimento per i cittadini, ma anche per associazioni e imprese.

Ci aspettiamo che prima o poi davvero il Lavoro e quanto vi ruota intorno, venga rimesso al centro dell’agenda politica, magari attraverso un sistema forte e strutturato che se ne  occupi seriamente, a sostegno dei più svantaggiati, dei giovani in cerca di un’occupazione in Molise e dei tanti disoccupati che ancora resistono in questa nostra terra».

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