Centri commerciali, scenario desolante tra negozi in chiusura e affitti non più sostenibili. “Nessuna risposta, la fuga era inevitabile”

Un crollo prevedibile, sempre più concreto. La pandemia – e la relativa crisi che si è manifestata con il passare dei mesi – non ha risparmiato quasi nessuno. E nei centri commerciali, punto cardine delle economie locali, la situazione è peggiorata in maniera sostanziale. Se è vero che il comparto alimentare tiene botta in maniera logica nonostante la crisi, diverso è il discorso per i tanti negozi dei centri stessi che necessitano di normalità e di circolazione standard in momenti della giornata. Le restrizioni che vanno avanti da diversi mesi hanno di fatto ridotto all’osso le presenze, rendendo spesso vane le aperture delle attività.

A tutto ciò va ad aggiungersi un problema tangibile sugli affitti: rimasti invariati nonostante la crisi, hanno spinto i titolari a chiudere i battenti o, in alcuni casi, a trasferirsi. “Sì, pagare un prezzo pieno anche nei mesi di chiusure è assolutamente inadeguato – spiega Fulvio Iorio di Matrix, trasferitosi dal Centro del Molise in via Garibaldi dal mese di gennaio – la situazione era insostenibile: aperti in orari assurdi, anche quando non era permesso girare per le limitazioni, fitti rimasti invariati e da considerare cari se rapportati allo specifico momento. Chi ha o aveva un negozio in un centro commerciale si è semplicemente fatto due calcoli. Non era più conveniente, troppe spese e scarsa circolazione”.

Una pioggia di chiusure (e saracinesche abbassate definitivamente) che potrebbe non essersi esaurita, almeno stando agli umori raccolti. I tentativi di mediazione sarebbero risultati nulli o inesistenti. “Ero lì da 12 anni, non da un giorno – spiega ancora Iorio – ebbene non ho ricevuto alcuna risposta alle varie richieste di confronto. Da quello che so, è un problema diffuso, e per quanto ci riguarda, tutto è rimasto fermo, senza alcun riscontro. Preso atto di questo scenario, era inevitabile arrendersi e trasferirsi”. l.l.