Caso Juve -Napoli come se ne esce?

Innegabile prendere atto che la querelle calcistica più dibattuta del momento, anche più della paventata ( dal governatore De Luca) positività di CR7 ,giunta però per mano..dal fuoco amico e non dal rischio che a infettarlo fosse il Napoli; è sicuramente la decisione presa dalla FIGC attraverso il suo GS, il magistrato Mastrandrea, di punire il Napoli ( come da art.53 noif) ,con la sanzione della sconfitta a tavolino ed 1 punto di penalizzazione. Decisione quasi scontata per i tanti opinionisti che non si sono sottratti a disquisire sul tema ; onde evitare che altre ASL territoriali potessero pensare di imitare quella governata da De Luca , sancendo di fatto la conclusione anticipata del campionato più seguito dagli italiani e, determinare il fallimento della maggior parte delle squadre di serie A.Quindi una decisione politica più che in punto di diritto anche sportivo. Troppo forte la preoccupazione di creare un precedente pericoloso , con l’ulteriore obiettivo che la pronuncia funga anche da forte deterrente per chi non avesse ancora capito che “ The show must go on”. Per comprendere però meglio la vicenda da un punto di vista del diritto sportivo e, tentare così di ipotizzare quello che potrà ulteriormente accadere sulla dibattuta questione, è opportuno, forse, fare una rapida sintesi delle regole che vanno ad impattare sul caso. Esiste un protocollo FIGC concordato col CTS e integrato dalla circolare del Ministero della Salute nel giugno scorso, recependo il parere dello stesso CTS il numero 1220 del 12 giugno 2020.In caso di positività al Covid 19, il protocollo prevede regole certe per consentire la disputa delle partite ,utilizzando i calciatori risultati negativi agli esami svolti in prossimità dell’evento sportivo. Il protocollo però, e non tanti lo sottolineano, fa salvo l’intervento delle autorità statali e regionali( ASL),con le seconde che, di fatto, si occupano di gestire l’isolamento dei calciatori di concerto con i club interessati. Il Napoli si appella proprio all’intervento delle due ASL, Napoli1 e Napoli2 competenti per territorio che, dapprima imponendogli l’isolamento fiduciario dei calciatori e, successivamente, a richiesta specifica dello stesso club campano, gli impediva di raggiungere Torino per il match con la Juventus, pena la violazione della norma penale. Sembra quindi pacifico, almeno per chi scrive,che esistono gli estremi della forza maggiore, esimente prevista anche dal diritto sportivo all’art.55 delle Noif, invocata dal Napoli per scongiurare la sanzione, poi inflittagli. Secondo Mastrandrea però, è stato il Napoli a mettersi nelle condizioni di evitare il viaggio, perché nel carteggio attivato con le autorità sanitarie competenti, la prescrizione stringente di vietare la trasferta ,arrivava solo alle 14. 13 della domenica , con il club che aveva già disdetto il charter la sera prima . In pratica, secondo il GS , il Napoli fino alle 14. 13 di domenica 4 Ottobre era giuridicamente nelle condizioni di eseguire la prestazione. Il Napoli contesta con forza questa ricostruzione, smentita peraltro proprio in queste ore dal direttore generale della ASL Napoli 2 D’Amore che, ad una radio privata locale ha dichiarato che la seconda pec, quella famosa delle 14. 13 , “ non aveva valenza incidente ,ed era solo una semplice spiegazione di quanto già inteso nelle pec e nelle comunicazioni precedenti”. Quindi, secondo il direttore generale della ASL, il carteggio successivo è una mera interpretazione autentica del precedente, per cui già dal Sabato vigeva l’impossibilità di recarsi a Torino al fine di non incorrere in responsabilità di natura penale.
La cosa che comunque sembra assai rilevante, soprattutto se non dovessero esserci capriole da parte degli organi sportivi che saranno sicuramente investiti nuovamente della vicenda ,è che il GS, a differenza di quanto sostenuto dalla lega di serie A, si è guardato bene dal dichiarare la superiorità giuridica del Protocollo FIGC ,rispetto agli atti amministrativi della ASL napoletana. Cosa potrà cambiare quindi, tra circa un mese davanti alla Corte d’Appello federale presieduta da Sandulli? Beh, se il verdetto non fosse blindato per altre ragioni, il Napoli potrà meglio documentare, anche attraverso prova testimoniale , le ragioni di diritto prima rilevate, soprattutto la non prevalenza delle norme previste dal protocollo FIGC rispetto all’’autorità sanitaria territoriale. In tutto ciò , la controparte Juventus, ha stranamente mantenuto finora un atteggiamento distaccato, quasi disinteressato ,non producendo nessuna memoria avanti al GS e, non è ancora chiaro ,se si costituirà in appello , difendendo un risultato ottenuto a tavolino contro una diretta concorrente, dal valore inestimabile. Dopo circa un mese e mezzo , dovrebbe esserci l’ulteriore ed eventuale grado sportivo del collegio di garanzia, una sorta di Cassazione sportiva sotto l’egida del CONI. Esauriti i gradi di giustizia sportiva, si potrà passare a quella ordinaria, che nel nostro caso è di natura amministrativa ed è la sezione ter del Tar del Lazio. Facile prevedere che, se si dovesse arrivare lì con la stessa impostazione attuale della non prevalenza del Protocollo FIGC, sull’autorità territoriale di Napoli, un capovolgimento del verdetto attuale appare inevitabile. A quel punto, nonostante lo spauracchio ( soprattutto bianconero) di un calendario intasato, bisognerà ingegnarsi per trovare una data disponibile per ripetere la partita. Si spera, prima che il campionato sia concluso e, per rimanere in tema con l’argomento citando il vice presidente Nedved a proposito della riconferma di Allegri dopo l’ottavo scudetto consecutivo vinto: “chi vivrà, vedrà”.

Francesca Arbotti