Carresi, parte la lettera aperta alla Regione Molise

Da parte del Comitato Europeo Animali Onlus. Online anche la campagna promozionale con «documentazione filmata»

REDAZIONE TERMOLI

E’ una lettera aperta per spiegare come «stiamo impostando la campagna promozionale a supporto della corsa dei buoi» quella che Roberto Tomasi, del Comitato Europeo Difesa Animali Onlus ha inviato alla Regione Molise, ai consiglieri e agli assessori della Regione Molise per puntare alla promozione delle Carresi in Italia e nel mondo. «Intendiamo anche noi a far conoscere le Carresi e stiamo impostando la campagna promozionale con adeguata documentazione filmata a supporto www.corsabuoi.org/filmati.html, oltre che con la pagina Facebook stopcorsabuoi. Grazie a un articolo di Vincenzo Mammarella pubblicato su “La Fonte” del maggio 2007 scopriamo che della Carrese di San Martino se ne è parlato persino nella grande inchiesta agraria Iacini del 1877-1885. E nel 2000 come è questa usanza? Nel 2004 – si legge in una nota stampa – una sentenza della Cassazione descrisse molto bene quello che accadeva: utilizzo di violenti sistemi di stimolazione e dissimulazione degli stessi nel carro, per non parlare del Procuratore generale del 2015 a seguito di una denuncia Enpa. A chi obietta che adesso c’è un regolamento di tutela, presentiamo la descrizione di quanto apparso sul sito dei Giovanotti di Ururi nel 2016 a regolamento in vigore. “Abbiamo perso. I motivi più evidenti vengono dalla prestazione di Diamante, che da vero campione ci ha portati in paese col dolore lancinante che ha sopportato dopo poche centinaia di metri dalla partenza fino alla fine. (…) Lo sforzo disumano di Diamante è lo specchio del sacrificio compiuto dai ragazzi e dagli uomini e che in pochi hanno lavorato tutto l’anno”. Nessuno di chi doveva controllare – continua Tomasi – ha mosso un dito per fermare una simile crudeltà su Diamante. Per non dire dei filmati girati negli ultimi due anni. E per sostenere queste manifestazioni sono stati stanziati 378mila euro più i costi per resistere all’impugnativa del Governo, quando la Regione deve affrontare un disavanzo milionario nella sanità e, come nel caso di Ururi, non si riesce neanche a garantire una rete idrica funzionante. Tradizione etnoculturale da valorizzare o barbara usanza per cui si sprecano soldi pubblici? Lo deciderà l’opinione pubblica nazionale e internazionale».

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