Caro energia, cento posti di lavoro a rischio

Sit in degli operai a Isernia

Sono ore molto difficili per i circa 100 operai che lavorano alla Calcisernnia Spa. L’aumento esponenziale dei costi dell’energia rischia di provocare il blocco della produzione e la conseguente perdita del lavoro per i dipendenti e per il grosso indotto che gira attorno alla cava isernina di contrada Tiegno. Le quattro società che gravitano attorno al sito si trovano dinanzi a una scelta difficile. Perché i costi delle bollette sono diventati insostenibili. Gli 80mila euro mensili che Calcisernia pagava per il gas nell’agosto 2019 sono diventati 500mila euro nell’ultima fatturazione. La società ha tentato tutto il possibile per non bloccare l’estrazione e la lavorazione, ma ora si è trovata costretta a dare forfait. Impossibile pagare una cifra così elevata. Per questo motivo in mattinata un gruppo di operai ha fatto picchetto per evitare che venisse staccato il gas.


Già lo scorso 11 novembre la ditta fornitrice aveva tentato di tagliare la fornitura all’azienda energivora, incontrando la resistenza degli operai. Questa mattina avrebbe dovuto esserci il secondo tentativo, ma le maestranze si sono opposte, impendendone nuovamente il distacco.
Ora è partita d’ufficio la fase di default e la Calcisernia avrà tre mesi di tempo per pagare il debito. In caso contrario, stop al rifornimento. Una brutta storia per una delle aziende più vivaci della regione che tra dipendenti e indotto garantisce occupazione a circa 200 persone. Colpa dell’impennata del prezzo del gas, derivante non solo dall’aumento dei costi di estrazione ma soprattutto da una speculazione immotivata. E a rimetterci sono aziende in salute, come per l’appunto la Calcisernia e i lavoratori, che dall’oggi al domani rischiano di rimanere a casa.


Ci troviamo ad affrontare le problematiche derivanti dall’aumento smisurato dei costi dell’energia – ha dichiarato l’amministratore delegato di Calcisernia, Paolo Vacca – Stiamo cercando di gestire questo momento difficile, sperando di uscirne al più presto. Purtroppo non siamo gli unici che si trovano in questa situazione. Per quanto possibile abbiamo ridotto i consumi ma dinanzi a bollette di 500mila euro mensili c’è poco da fare. Il nostro obiettivo – ha concluso l’amministratore delegato – è innanzitutto la tutela dei posti di lavoro.