Caro dottor Aiello, di che ti lamenti?

Siamo solo tornati ad appena 75 anni fa (1948)

Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni di Carlo de Lisio che risponde al commento ad Antimo Aiello.

“Le rimostranze del dott. Aiello sull’odissea patita nel tragitto Roma-Campobasso con mezzo pubblico (QUI L’ARTICOLO) mi hanno riportato alla memoria quel che accadeva poco dopo la guerra. Avevo appena cinque anni quando feci il primo viaggio in pullman da Campobasso a Roma con la famiglia. Partenza alle ore 9, arrivo previsto intorno (!?) alle 16 sul piazzale della futura Stazione Termini. Arrivammo in “perfetto orario”… alle 17, perché avemmo fortunatamente una sola fermata in più: dovemmo scendere tutti dal pullman perché c’era una “vecchia” frana che aveva ristretto la carreggiata alle dimensioni esatte della larghezza del mezzo e questo doveva quindi procedere a passo d’uomo col rischio di scivolare con le ruote nel burrone a destra. Noi, al seguito a piedi, potemmo risalire dopo una mezzoretta di passeggiata sotto la pioggia. Arrivati a Roma ricevemmo da chi ci aspettava le felicitazioni per non essere statati assaliti…dai briganti (si, proprio dai “briganti”). Questi si appostavano in genere sulla Casilina dopo Venafro, laddove le auto o i pullman erano costretti a salire lentamente una tortuosa e ripida strettoia di montagna tra Ceppagna e il Passo dell’Annunzia (allora non c’era la galleria) e lì, armi alla mano, fermavano i mezzi e costringevano i passeggeri (qualche carabiniere compreso) a svuotare borse e tasche. Un’avventura da assalto alla diligenza in pieno Far West. In conclusione, caro dott. Aiello, la situazione non è che tornata più o meno quella di allora. Come è del resto per la sedicente “Sanità” molisana, per la quale i cittadini fortunati ormai muoiono, come una volta, “nel proprio letto di casa”, assistiti a pagamento, da qualche infermiere di fiducia, di fronte ai tempi biblici di una visita o di un’analisi o, in alternativa, alla straziante attesa della fine in un corridoio d’Ospedale, tra lamenti, urla, discussioni sui turni degli infermieri, sui medici che non si trovano, le analisi che non arrivano, ecc. ecc., senza che nessuno si occupi veramente di te se non svogliatamente e con scarsa pazienza. Altro che elezioni, caro dott. Aiello: i giovani migliori, intelligenti, capaci e volenterosi sono ormai andati via a migliaia da questa regione, restano solo i vecchi come noi, i raccomandati dei “compari” e della politica e qualche raro “esemplare” di molisano onesto e capace, che si guarda però bene dall’impelagarsi in una politica fatta tutta solo di intrighi ed interessi personali, senza idee e senza progetti. Il tapino, se malauguratamente fosse eletto, si ritroverebbe circondato, da uno stuolo di incapaci che non vogliono o non sanno che pesci pigliare e si riducono quindi ad occuparsi di qualche piccolo “affaruccio” da sbrigare. Andremo a votare, certamente, ma più per consumare un rito che per la speranza che serva ormai a cambiare qualche cosa”.

Carlo de Lisio