Cannabis: pro e contro

di Alessandra Rossi

LA CANNABIS E LE SUE MOLECOLE PRINCIPALI

La cannabis o canapa è una pianta angiosperma che deriva dalla famiglia delle cannabaceae; questa si divide in tre specie: sativa, indica e ruderalis. Queste tre specie hanno caratteristiche differenti tra loro, però contengono tutte, due molecole principali, il CBD e il THC.

Il CBD, o cannabidiolo, non è una sostanza psicoattiva, non crea assuefazione e può essere usata a scopo terapeutico; infatti ad oggi è riconosciuto tra i principali elementi della “cannabis terapeutica”. Questo inoltre, ha un’azione immunomodulatrice, anti-infiammatoria, antiossidante, analgesica, ansiolitica, antiepilettica e antipsicotica. Non a caso, in commercio, possiamo trovare vari prodotti a base di CBD. Abbiamo diversi tipi in base a come viene estratto dalla pianta (olio di CBD, cristalli di CBD e nei comuni prodotti cosmetici).

Il THC, invece, è l’elemento psicoattivo della pianta, questo provoca, in chi ne fa uso, euforia, percezione spazio-temporale alterata e rilassamento. All’interno del corpo, invece, ha azioni antiemetiche, ipotensive, immunosopressive, antinfiammatorie, antiossidanti, antispastiche e stimolanti dell’appetito. Infatti, è proprio questo l’elemento che crea più polemica. Per questo, la cannabis legale, anche detta cannabis light è priva o con dosi minime che variano tra lo 0,2 e lo 0,6% di THC.

LA SUA DIFFUSIONE NEGLI ALTRI STATI

Ma vediamo gli aspetti positivi che potrebbero esserci con la legalizzazione della cannabis; ormai vari stati nel mondo hanno deciso di renderla legale come la Spagna, la Grecia, l’Olanda, e in Germania è consentito l’uso personale. Ad esempio in Canada, dopo la legalizzazione avvenuta nel 2018 il PIL ( Prodotto interno lordo) è aumentato di 43,5 miliardi di dollari; inoltre ha dato lavoro a oltre 151mila persone. Anche in Colorado, nel 2021, con la vendita di marijuana sono stati raccolti 423 milioni di dollari, e dal 2018 (anno in cui è stata legalizzata) questo settore è in continua crescita.

E IN ITALIA INVECE?

In Italia, solo il mercato della cannabis light fattura 44 milioni di euro all’anno e offre migliaia di posti di lavoro. Legalizzarla porterebbe a un incremento di fatturato oltre che genererebbe altre migliaia di posti di lavoro. Inoltre, significherebbe colpire l’economia della criminalità organizzata, che ha un guadagno di circa 16,2 miliardi di euro, il cui 39% si può attribuire alla vendita illegale di derivati della cannabis. Per giunta, si stima dai dati Istat che i consumatori di cannabis, nel nostro Paese, siano oltre 6 milioni ogni anno; e che solo nel 2020 ci siano state 12.066 operazioni di polizia nel contrasto dei derivati della cannabis. Infatti questo è lo stupefacente più sequestrato in Italia e rappresenta circa la metà di tutta la droga individuata dalle forze dell’ordine. Nel frattempo le persone detenute per reati legati al possesso o allo spaccio di marijuana rappresentano oltre un terzo della popolazione carceraria.

Quindi in conclusione, legalizzarla porterebbe allo stato un guadagno di 7 miliardi di euro annui, garantire la libertà a chi ne fa uso, per scopo ricreativo o terapeutico, eviterebbe il sovraffollamento delle carceri e anche il dispendio di risorse pubbliche.

Vedremo cosa accadrà con il referendum, che ci porterà a votare in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno.