Campobasso, una corsa lunga due anni e finalmente il traguardo

Il colpo di testa di Mattia Palladini, dimenticato dalla difesa proprio sotto la curva intitolata a Michele Scorrano, capitano e simbolo degli anni della B, ha gelato l’entusiasmo del migliaia di tifosi che dopo tempo immemore erano tornati a occupare gli spalti del “Nuovo Romagnoli” e di fatto annullato una festa che ormai tutta Campobasso sentiva prossima. Serie C sfumata? No, solo rimandata.

Certo l’appuntamento di domenica scorsa sembrava la migliore delle occasioni per riprendersi quella terza serie salutata l’11 giugno 1989 dopo il drammatico spareggio perso con il Monopoli e mai più riconquistata. Quel Campobasso aveva appena vissuto il periodo migliore nella sua secolare storia: 5 anni di Serie B, addirittura un sogno sfumato chiamato Serie A, poi due retrocessioni dolorose ma in cui anche la sfortuna aveva avuto il suo zampino.

Non erano in pochi i tifosi che all’epoca si aspettavano una pronta ripartenza. E invece, proprio mentre il calcio italiano si apprestava a vivere il suo momento di maggiore gloria, il Campobasso si inabissava nelle serie minori tra fallimenti e tentativi di rinascita puntualmente frustrati dentro e fuori dal campo. Una mediocrità a cui i tifosi sembravano doversi rassegnare anche dopo il passaggio di proprietà alla Halley Holding, che aveva dimostrato da subito di avere un progetto ambizioso e idee chiare.

Il resto è storia nota a tutti, è la storia recente di una squadra che sembra nata per soffrire e far soffrire chi la ama, in attesa di una ricompensa costantemente rimandata: inserito dai bookmakers tra le favorite per la promozione secondo quote del calcio sulla Serie D, il Campobasso affidato a mister Mirco Cudini ha iniziato la stagione 2019/2020 in modo disastroso, per poi decollare fino al punto di essere a un passo dal 1° posto occupato dal Matelica. Dopo più di trent’anni si tornava a respirare aria di Serie C, ma la situazione pandemica dovuta al COVID-19 e il conseguente congelamento dei campionati dilettantistici beffava il Lupo proprio sul più bello.

Qualcuno avrebbe potuto perdere entusiasmo e convinzione. Non però questo Campobasso, finito addirittura in TV in America e più che mai deciso a riprendersi un posto nel calcio che conta e arrivato domenica scorsa al testacoda con il fanalino di coda Porto Sant’Elpidio: un successo che veniva dato per scontato e sarebbe stata, finalmente, Serie C. Così non è stato, ma i lupi restano padroni del proprio destino e potrebbero festeggiare già domenica prossima sul campo del Rieti, già annichilito 4-1 all’andata in quella che resta forse la miglior gara della stagione per i ragazzi di mister Cudini. La Serie C, come detto, non è sfumata. È solo rimandata. A domenica o al massimo, salvo clamorose sorprese, al successivo turno infrasettimanale: il Campobasso e la città tutta aspettano la fine di un’attesa durata oltre trent’anni, intravedono il traguardo tanto atteso dopo una corsa lunga due stagioni. A promozione archiviata si potrà parlare del futuro, del possibile arrivo di Mirco Antenucci, magari persino di quella B che il Lupo e la sua tifoseria ha dimostrato di meritare in passato. Ma adesso, come ha sottolineato mister Cudini, è fondamentale stendere il Rieti. Per prendersi quello che il destino, spesso in modo beffardo, troppe volte ha negato.